(AGENPARL) - Roma, 8 Ottobre 2026 - Il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu, ha conferito al Presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev la Medaglia Agricola, il massimo riconoscimento dell’Organizzazione, durante una visita ufficiale di tre giorni a Tashkent. Il premio arriva in un momento in cui il Paese rivendica progressi significativi nella lotta contro la fame: la prevalenza di denutrizione, che nel 2000 sfiorava il 20 percento, è scesa stabilmente sotto il 3 percento nell’ultimo decennio secondo le stime FAO. Mirziyoyev, alla guida del Paese dal 2016 dopo tredici anni da Primo Ministro, viene così inserito nel ristretto gruppo di leader che dal 1977 hanno ricevuto l’onorificenza per l’impegno politico e morale nella sicurezza alimentare globale.
Qu ha sottolineato come l’Uzbekistan non si sia limitato a ridurre la fame, ma stia affrontando alcune delle sfide più complesse dell’agricoltura contemporanea: scarsità idrica, crisi climatica, degrado del suolo, necessità di produrre alimenti più nutrienti con minori risorse naturali. La partnership FAO‑Uzbekistan, avviata nel 2001 e rafforzata con l’apertura della Rappresentanza nel 2014, oggi conta trentacinque progetti attivi che spaziano dalla digitalizzazione agricola alla biodiversità, dai programmi scolastici di alimentazione al One Health. Il Paese è stato eletto per la prima volta nel Consiglio FAO per il biennio 2028‑2029, mentre la cooperazione è incardinata nel nuovo Country Programming Framework 2026‑2030.
La visita ha coinciso con l’apertura del Forum globale “Food Security & the SDGs in landlocked developing countries”, organizzato dalla FAO insieme al Ministero dell’Agricoltura uzbeko. Qu ha ribadito la necessità di trasformare i Paesi senza sbocco sul mare da economie “land‑locked” a economie “land‑linked”: connesse digitalmente, integrate regionalmente, competitive nei mercati globali. La vulnerabilità geografica, ha affermato, non deve tradursi in destino economico. Il Forum ha riunito ministri, esperti internazionali e partner dello sviluppo per discutere sicurezza alimentare, agricoltura resiliente al clima, uso efficiente di terra e acqua, innovazione, accesso ai mercati e finanziamenti sostenibili.
Secondo il SOFI 2026, i trentadue Paesi landlocked ospitano quasi seicento milioni di persone, con un’incidenza della fame pari a un abitante su sei e con il 57 percento della popolazione incapace di permettersi una dieta sana. Molti dipendono dall’agricoltura per reddito e occupazione, ma la loro posizione geografica limita la competitività e l’integrazione nei mercati. Torero, Capo Economista FAO, ha dedicato il suo intervento alla transizione dalla vulnerabilità alla resilienza, mentre le sessioni tecniche hanno approfondito innovazione, gestione delle risorse naturali e modelli di finanziamento.
Qu ha ricordato che la FAO ha implementato nel 2025 quasi cinquecento progetti nei Paesi landlocked, per un valore di 410 milioni di dollari, e che il portafoglio complessivo supera i 2,5 miliardi. La maggior parte di questi Paesi partecipa alle iniziative Hand‑in‑Hand e One Country One Priority Product.
La giornata del 7 ottobre ha coinciso con il World Cotton Day, occasione in cui il Direttore Generale ha richiamato il ruolo strategico del cotone nelle economie di molti Paesi. Ha lodato l’Uzbekistan per aver coniugato varietà migliorate, tecniche moderne e maggiore valore aggiunto nella filiera, raggiungendo 2,6 miliardi di dollari di esportazioni tessili verso settantacinque mercati nel 2025. Migliorare le colture da fibra, ha detto, significa rafforzare la sicurezza alimentare, aumentare la resilienza a siccità e parassiti e sostenere le catene del valore.
Durante un intervento alla Tashkent State Agrarian University, Qu ha ricordato che l’Asia centrale è stata storicamente un ponte di civiltà lungo la Via della Seta e che oggi può tornare a esserlo per l’innovazione agricola. Ha invitato gli studenti a partire dalle sfide reali – acqua, suolo, produttività – e non dalle tecnologie disponibili, sottolineando che il futuro dell’agricoltura regionale dipenderà dalla capacità di produrre di più con meno acqua e dalla comprensione profonda delle esigenze dei produttori.