(AGENPARL) - Roma, 30 Settembre 2026 - "Ex generale ascolti Cazzullo e stasera guardi puntata sull'8 settembre"
"Si dice di un comico a fine corsa che l'ultimo gradino in carriera sia travestirsi per strappare mezza risata al pubblico pagante.
Non so quanto sia vero. Invece so per certo che un politico per toccare il fondo storpia il cognome del bersaglio da colpire.
Scialuppa infantile quando a non tornare sono i conti col presente o con un passato che non si può rinnegare.
Aldo Cazzullo ha invitato l'ex generale Vannacci a guardare la puntata di "Una giornata particolare" su La7 dedicata all'8 settembre del '43.
Data scolpita nella memora per molte ragioni, al fondo riassunte in quella sintesi del presidente Ciampi dinanzi a Porta San Paolo l'8 settembre del 2003.
Andò lì, nel luogo simbolo della Resistenza romana, a spiegare perché quel giorno non segnò la "morte della Patria", ma l'istante che pose gli italiani tutti dinanzi alla propria coscienza.
Per molti a quel punto la scelta di vita fu nella battaglia per libertà e democrazia.
Aldo Cazzullo ha suggerito al capo del partito neofascista una visione utile anche a dar conto di cosa fu quella Xª MAS spesa a modello di difesa della nazione, colpevole violenza questa sulla realtà della coda tragica di un fascismo sconfitto.
Perché quel mito osceno esibito a favore di camera – avambracci incrociati e sorriso ammiccante – nulla aveva a che vedere con la Regia Marina, pure schierata dalla parte sbagliata della storia.
Dopo quell'8 settembre l'orgoglio postumo del generale fanatizzato si concretò in rastrellamenti, torture, esecuzioni sommarie di partigiani e civili, tutto in un'alleanza d'acciaio con le SS tedesche.
Ecco perché sarebbe di buona utilità per Roberto Vannacci piazzarsi sul divano di casa e ascoltare, seppure in grave ritardo, come finì la storia.
Pare, purtroppo, che non lo farà, impegnato com'è a remigrare donne e bambini da collocare per tempo in classi separate al fine di preservare purezza e sangue italico.
Peccato perché è un'occasione sciupata.
Per lui.
Ps. Quanto a noi ci resterà l'immagine malinconica di un quasi sessantenne costretto a storpiare i cognomi.
Roma, 30 settembre 2026