(AGENPARL) - Roma, 29 Settembre 2026 - La condanna a 10 anni per il sequestro di Giulio Regeni do tre ufficiali
degli apparati di sicurezza egiziani non scuote il governo Meloni. Anzi il
ministro Tajani si preoccupa di comunicare al dittatore Al Sisi che i
rapporti con il regime egiziano non sono in discussione.
Anche se la magistratura non ha potuto finora condannare esecutori e
mandanti delle torture e dell'omicidio del ricercatore italiano è evidente
che la responsabilità è del regime di Al Sisi che ha peraltro ostacolato le
indagini. Eppure, con la complicità del Cairo, i condannati non sono mai
stati interrogati e non hanno mai ricevuto comunicazioni ufficiali
riguardanti il processo in cui sono stati imputati e c'è da scordarsi ogni
possibilità di ottenerne l'estradizione. C'è forse timore che rivelino a
quale catena di comando abbiano obbedito? Sono trascorsi quasi 11 anni dal
sequestro e dell'uccisione di Giulio, come Partito abbiamo seguito il
tentativo della famiglia, dei legali, di una parte sana della società
italiana, di ottenere che i diversi governi che si sono succeduti in
Italia, battessero un colpo. Ma guai a interrompere le relazioni
economiche, diplomatiche e militari con il regime di Al Sisi. L'Egitto,
nonostante le migliaia di detenuti politici, è considerato un "paese
sicuro", a cui vendere armamenti, con cui mantenere gli accordi bilaterali
per il rimpatrio dei richiedenti asilo, in cui a breve l'UE potrà
realizzare centri di deportazione delocalizzando l'allontanamento di chi
non deve aver diritto a restare in Europa e in cui potranno essere detenuti
anche famiglie con minori. Almeno in nome di Giulio, si dovrebbe
interrompere ogni relazione diplomatica, con il regime egiziano, che si
fermino i rimpatri, come dovrebbe avvenire a prescindere per chi chiede
protezione, in nome dell'articolo 10 della Costituzione.
– Sinistra Europea
