(AGENPARL) - Roma, 27 Settembre 2026 - Ferrara, 27 settembre 2026
RABBIA, UNA MALATTIA ANCORA PRESENTE NEL MONDO: PREVENZIONE E SORVEGLIANZA RESTANO FONDAMENTALI
Il 28 settembre la Giornata mondiale. Nel Ferrarese nessun caso animale sospetto segnalato, ma nel 2025 i servizi veterinari hanno gestito 244 episodi di morsicatura. Vaccinazione e controlli proteggono persone e animali
Il 28 settembre è la Giornata mondiale contro la rabbia. Una malattia tanto terrificante quanto antica, probabilmente la più antica di cui abbiamo notizie, e per secoli l'unica sulla cui origine animale fossimo certi. Si tratta di un'infezione in grado di colpire praticamente tutti i mammiferi, anche se la principale causa di morti umane per rabbia è dovuta proprio all'animale amico dell'uomo per antonomasia: il cane. E' una malattia che non si trasmette mai da uomo a uomo e che, di fatto, continua a passare alla specie umana dagli animali. Una patologia che, come afferma l'OMS, se scoperta una volta che i sintomi siano già cominciati è tragicamente "mortale al 99%, ma prevenibile al 100%" qualora trattata subito dopo il contagio o addirittura eliminata dall'ecosistema tramite il vaccino: proprio per questo conoscerla e sapere cosa fare qualora ci si trovasse a rischio di contrarla, può fare davvero la differenza.
La rabbia è una zoonosi, cioè una malattia infettiva che può essere trasmessa dagli animali all'uomo. Nel mondo si stimano ogni anno circa 60mila decessi dovuti alla trasmissione del virus attraverso il morso di carnivori infetti. L'Italia, grazie alle attività di contrasto condotte dai servizi veterinari pubblici e alle campagne di vaccinazione dei cani, è stata riconosciuta indenne dalla rabbia nel 2013. La malattia rimane tuttavia endemica in numerosi Paesi dell'Africa, dell'Asia e anche dell'Europa orientale, rendendo necessario mantenere attivo il sistema di sorveglianza e controllo sugli animali domestici e selvatici.
A ricordare che il rischio di reintroduzione non è soltanto teorico è quanto accaduto nel maggio 2026 a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, dove un cane proveniente dal Marocco e introdotto illegalmente in Italia è morto a causa dell'infezione da virus della rabbia, cinque mesi dopo il suo ingresso nel Paese. L'indagine epidemiologica ha individuato almeno 10 cani considerati esposti al virus e più di 20 persone che avevano avuto contatti a rischio. Tra queste anche la proprietaria dell'animale, sottoposta a profilassi vaccinale dopo essere stata morsa. Le autorità sanitarie e comunali hanno quindi disposto misure di prevenzione, tra cui l'osservazione sanitaria dei cani esposti e una campagna di vaccinazione antirabbica obbligatoria per cani e gatti presenti nel Comune.
LA SORVEGLIANZA VETERINARIA NEL TERRITORIO FERRARESE. Nel Ferrarese un ruolo centrale nella prevenzione è svolto dall'Unità Operativa di Sanità Animale dell'Azienda USL di Ferrara, diretta dal dott. Gaetano Trevisi, impegnata nella gestione dei casi sospetti e confermati di malattie infettive degli animali e delle zoonosi. L'attività di sorveglianza sulla rabbia si sviluppa principalmente attraverso il controllo del randagismo e dell'anagrafe degli animali da compagnia, la verifica delle movimentazioni degli animali, la gestione dei casi sospetti e delle morsicature e la sorveglianza della fauna selvatica.
Sul territorio ferrarese il randagismo è un fenomeno praticamente assente e gli eventuali animali vaganti vengono ricoverati nei canili presenti sul territorio, in attesa di rintracciare il proprietario o di una futura adozione. L'anagrafe degli animali da compagnia, gestita in Emilia-Romagna dagli uffici comunali, costituisce a sua volta uno strumento importante per la tracciabilità degli animali.
Particolare attenzione viene riservata anche agli spostamenti degli animali. Per cani, gatti e furetti che viaggiano all'interno dell'Unione Europea è previsto il passaporto europeo, rilasciato dagli uffici veterinari previo appuntamento nelle sedi territoriali. Nel 2025 l'Azienda USL di Ferrara ha rilasciato 529 passaporti europei per animali da compagnia. Gli uffici veterinari rilasciano inoltre le certificazioni sanitarie richieste dai Paesi extra UE, controllano la documentazione degli animali in ingresso e verificano il rispetto delle condizioni previste dalla normativa.
Il Servizio veterinario interviene inoltre quando vengono segnalati sintomi clinici sospetti oppure episodi di morsicatura tra animali o tra animali e persone, per escludere la possibile presenza della rabbia. Nell'animale la malattia può manifestarsi attraverso sintomi neurologici quali difficoltà di coordinazione, tremori muscolari, paralisi, paresi, convulsioni e crisi epilettiche, oltre ad alterazioni improvvise del comportamento come aggressività, ipersalivazione, modificazioni della vocalizzazione o tendenza a mordere senza una motivazione comprensibile e in contrasto con il comportamento abituale. La sintomatologia conduce alla morte entro dieci giorni dall'esordio.
Ad oggi non sono pervenute segnalazioni di casi sospetti di rabbia nel territorio ferrarese. Sono invece diversi gli episodi di morsicatura sottoposti a valutazione sanitaria: nel 2025 le Unità Operative Complesse di Sanità Animale e di Igiene degli Allevamenti e Produzioni Zootecniche, quest'ultima diretta dalla dott.ssa Paola Faggioli, hanno gestito con esito favorevole 244 episodi di morsicatura. I casi vengono registrati nell'anagrafe regionale degli animali d'affezione, consentendo di mantenere uno storico degli animali coinvolti.
Contestualmente alla valutazione sanitaria, il Servizio Veterinario effettua una valutazione della pericolosità dei cani che hanno morso, avendo come priorità quella di tutelare la salute pubblica. Si utilizza una griglia di valutazione rapida per stimare la pericolosità globale del cane dopo un'aggressione. Oltre al proprietario del cane morsicatore, viene contattata anche la persona morsicata al fine di compilare una specifica Scheda per la classificazione del rischio da cani con aggressività non controllata, ricostruendo la dinamica e il contesto dell'evento. In base al punteggio ottenuto, il veterinario può imporre al proprietario degli obblighi precisi (anche tramite ordinanza del Sindaco). Questi provvedimenti variano a seconda della gravità e vanno dalle semplici misure di contenimento (museruola, guinzaglio corto) fino a percorsi obbligatori di educazione e recupero comportamentale con veterinari o educatori cinofili esperti in comportamento animale.
La sorveglianza interessa anche gli animali selvatici. La Regione Emilia-Romagna prevede un piano per la ricerca del virus nei carnivori e nei pipistrelli rinvenuti morti sul territorio: finora tutti i campioni conferiti sono risultati negativi. In Europa, Italia compresa, è stata tuttavia documentata nei pipistrelli insettivori la circolazione di alcuni Lyssavirus differenti dal virus responsabile della rabbia. Il rischio di trasmissione all'uomo è indicato nel materiale come incerto ma potenzialmente possibile e, per questo, l'esposizione ai pipistrelli non deve essere sottovalutata.
"La prevenzione della rabbia – commenta il dott. Trevisi – si basa sulla stretta collaborazione tra i vari attori della sanità (medici, veterinari, personale sanitario) ed i cittadini. Questi ultimi hanno un ruolo primario perché la vaccinazione preventiva e la segnalazione tempestiva degli episodi di morsicatura degli animali rappresentano due pilastri fondamentali della prevenzione. Altro importante aspetto è l'osservanza delle norme che disciplinano gli spostamenti degli animali, specie quando ci si reca in territori non indenni: trovare un cucciolo abbandonato, apparentemente sano, in un paese non indenne può indurre a prendersene cura, magari portandolo a casa ignari di portare con sé anche il virus rabido. Questo è avvenuto nel recente caso di rabbia occorso in Veneto che solo grazie alla attivazione coordinata di tutti gli attori sanitari è stato circoscritto evitando la possibile perdita di vite umane ed animali".
COSA SUCCEDE DOPO IL MORSO DI UN ANIMALE. Sul versante della prevenzione nell'uomo interviene il Servizio Igiene Pubblica dell'Azienda USL di Ferrara, diretto dalla dott.ssa Clelia de Sisti, che può offrire, sulla base della valutazione del rischio, un ciclo vaccinale antirabbico prima o dopo una possibile esposizione.
La vaccinazione pre-esposizione può essere indicata, ad esempio, per chi programma un viaggio all'estero che comporti un rischio professionale di morsi – come veterinari, boscaioli o addetti alla cura degli animali – oppure per chi preveda attività turistiche che possano comportare un'elevata probabilità di contatto con animali potenzialmente infetti, come ciclismo, corsa o attività con animali. Per valutare il rischio è possibile richiedere gratuitamente la consulenza dedicata ai viaggiatori internazionali dell'Azienda USL di Ferrara.
Il ciclo di vaccinazione antirabbico consiste in 3 dosi, di cui la prima a tempo 0, la seconda dopo 7 giorno, la terza dopo 21 o 28 giorni dalla prima. Qualora sia necessaria un'immunizzazione rapida e si tratti di persona adulta, si possono effettuare le tre dosi nell'arco di una settimana (tempo 0, dopo 3 e dopo 4 giorni). Nel soggetto sano è ammesso anche un ciclo a due dosi, al tempo 0 e dopo 7 giorni.
Diverso è il percorso post-esposizione, cioè dopo un possibile contatto a rischio. Tutti i morsi di animale sono soggetti a denuncia obbligatoria da parte del medico che prende in carico il paziente. Ricevuta la segnalazione, il personale sanitario del Servizio Igiene Pubblica contatta telefonicamente la persona interessata per raccogliere le informazioni necessarie e verifica contestualmente anche la protezione immunitaria contro il tetano. Sulla base della valutazione viene stabilita l'eventuale necessità di procedere con la vaccinazione antitetanica e antirabbica. Il ciclo antirabbico post-esposizione indicato nel materiale è costituito da cinque dosi.
I REPARTI DI MALATTIE INFETTIVE. Anche le Unità Operativa di Malattie Infettive dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara (direttore dott. Massimo Crapis) e quella Territoriale dell'Azienda Usl (direttore prof. Rosario Cultrera), aderiscono alla ricorrenza ribadendo il proprio impegno nella gestione della patologia.
LA PATOLOGIA. Il termine rabbia prende origine dal sanscrito "rabbahas" che significa "fare violenza". La rabbia è conosciuta fin dall'antichità trovandone menzione nella Bibbia, nell'Antico Egitto e nella Grecia (Aristotele la descrive in modo chiaro). La rabbia è causata da un virus appartenente alla famiglia dei Rabdovirus, genere Lyssavirus che colpisce animali selvatici e domestici e può essere trasmessa all'uomo attraverso la saliva da animali infetti con il morso animale, per cui è considerata una antropozoonosi.
La rabbia è diffusa in tutto il mondo esclusi Australia e Antartide. Focolai di rabbia silvestre in volpi, lupi, tassi, caprioli e altre specie selvatiche sono descritte in alcune province del nord-est Italia per l'importazione dai Paesi dell'Est-Europa vicini.
Il periodo di incubazione è molto variabile da 12-15 giorni a 4 mesi. La diagnosi della malattia si basa sul sospetto nei pazienti che presentano sintomatologia neurologica dopo il morso di animale. L'accertamento eziologico si basa sulla ricerca del virus mediante tecniche molecolari su campioni di saliva, liquido cefalo-rachidiano, biopsie. Possono essere usati anche test sierologici per la ricerca di anticorpi che risultano positivi solo dal 6°-8° giorno di malattia. Non esiste una terapia antivirale specifica e nel paziente malato si avvale solo di terapia palliativa. Per questo motivo di grande importanza è la profilassi antirabica. Il cittadino nel sospetto di contagio animale deve recarsi presso un Pronto Soccorso Ospedaliero o presso gli ambulatori di Malattie Infettive presenti sul territorio provinciale dove viene subito avviata la procedura che prevede la profilassi post-esposizione insieme alla segnalazione di caso sospetto in attesa dei risultati delle analisi di laboratorio e degli accertamenti veterinari sull'animale fonte.