(AGENPARL) - Roma, 19 Settembre 2026 - *89esima edizione della Fiera del Levante: il discorso del presidente della
Regione Puglia Antonio Decaro*
*Di seguito il testo del discorso del presidente della Regione
Puglia, Antonio Decaro, in occasione della cerimonia di inaugurazione
dell'89esima edizione della Fiera del Levante, tenutasi questa mattina a
Bari.*
Autorità, sindache e sindaci, signor Ministro, presidente della Fiera del
Levante,
grazie per averci aperto le porte di questa 89ª edizione della campionaria.
Torno su questo palco dopo due anni, con un ruolo diverso ma con la stessa
emozione di sempre. Pensavo di essermi abituato. E soprattutto, diciamo la
verità, in tanti ci eravamo augurati che non ci tornassi. Dopo dieci anni
consecutivi… anche basta.
E invece eccomi qua, con qualche capello bianco in più, con qualche chilo
in meno. Ma con la stessa voglia di lavorare per la mia gente e la mia
terra.
La storia di questi mesi la conoscete tutti. C'è chi in questo percorso ci
vede un passo in avanti e chi non risparmia critiche, come è giusto che
sia. Ma al di là delle diverse opinioni, vorrei che fosse chiara una cosa:
se qualcuno ha mai pensato che sarebbe bastato un presidente per risolvere
tutti i problemi, si sbagliava di grosso. Io per primo non l'ho mai
pensato.
Quello che in molti hanno visto sul mio volto a Bisceglie, un anno fa,
quando ho accettato di candidarmi per assumere questa responsabilità, non
era timidezza né indolenza: era la consapevolezza dell'enorme impegno che
ci aspettava, degli enormi problemi da affrontare, e degli enormi limiti, a
cominciare dai miei, con cui avremmo dovuto fare i conti.
Chi pensa di essere, da solo, la ricetta per tutti i mali, di solito ne è
la causa. Non è una frase fatta. Basta dare uno sguardo a quello che sta
accadendo al di là dell'Oceano, per rendersene conto.
Ecco perché oggi non parlerò in prima persona e non vi farò un elenco di
ciò che ho fatto. Vi chiederò invece uno sforzo collettivo. Guardiamo tutti
insieme al futuro della Puglia.
Partendo dalle fragilità di questa terra e del suo popolo. Dobbiamo essere
capaci di guardarle in faccia, di metterle davanti a tutto. Dobbiamo avere
il coraggio di chiedere aiuto.
Io oggi vi chiedo aiuto. Vi chiedo di stare insieme, uniti, nelle battaglie
per il futuro dei pugliesi. Maggioranza e minoranza, Governo e Regione,
sindaci e sindache di destra e di sinistra. Cerchiamo di collaborare per il
bene della nostra terra. Senza ipocrisie e senza indulgenze, ma lavoriamo
insieme perché il futuro della Puglia viene prima del destino personale di
ognuno di noi.
Fuori di qui, c'è un mondo pieno di guerre: qui, almeno qui, tra i nostri
due mari, proviamo a costruire il nostro futuro in pace.
Dico spesso, piedi per terra e testa per aria.
Ho sempre pensato che per amministrare bene servano visione e concretezza
insieme: la capacità di immaginare traguardi che al Sud ci hanno sempre
detto impossibili, e la necessità di stare vicino a chi resta indietro
senza smettere mai di voltarsi per assicurarci che tutti arrivino al
traguardo.
Ecco, oggi è il momento di fermarsi. Fermarsi e guardare verso Taranto. Noi
non possiamo lasciare che Taranto resti indietro. Noi non possiamo lasciare
che Taranto e i tarantini siano schiacciati dal peso di decenni di errori,
di decisioni mancate, di tentennamenti, di calcoli elettorali.
Abbiamo il dovere di chiamare le cose con il loro nome, di squarciare i
veli dell'ipocrisia. Perché solo così possiamo abbandonare la tattica e
lavorare alle soluzioni.
Quello che per molti era un disastro annunciato rischia oggi di diventare
un dramma compiuto. Tra pochi giorni l'ex Ilva dovrebbe spegnere l'area a
caldo, e da quel momento quella storia cambierà per sempre, comunque la si
guardi.
Non tocca a me giudicare il passato o trovare i colpevoli. Vi chiedo di
stare nel presente, e di trovare insieme le risposte che dobbiamo a quella
città e a quelle persone, cittadini e lavoratori insieme. È il momento
della serietà.
Per sessantuno anni i tarantini hanno subìto un destino senza mai poterlo
scegliere.
Il 10 aprile 1965 il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat inaugurò
il più grande centro siderurgico del Paese, dicendo che lo Stato aveva
preso coscienza della realtà del Mezzogiorno e si sarebbe adoperato per
cambiarla.
Oggi, sessantuno anni dopo, sappiamo che non è andata proprio così. E come
in un agghiacciante gioco dell'oca, ci ritroviamo a chiedere allo Stato di
tornare a Taranto con una legge speciale. E che Taranto e i tarantini
possano finalmente scegliere il destino che negli ultimi decenni la storia
gli ha sempre negato.
Adesso tocca a Taranto. Non c'è più tempo, non ci sono più scuse.
La Regione Puglia farà la sua parte, io farò la mia, nello spirito di
collaborazione istituzionale che abbiamo sempre portato avanti pur nella
consapevolezza che la competenza delle decisioni sta in capo allo Stato.
È una sfida che sembra impossibile. Non lo è. Taranto chiede che sia
rispettato il suo diritto alla salute. Ma deve riconquistare il diritto al
lavoro e allo sviluppo. Se per il Governo l'acciaio è davvero un settore
strategico allora un'industria nuova deve essere possibile, un acciaio
pulito deve essere possibile, un futuro diverso deve essere possibile. Sul
ponte girevole c'è scritto "abbraccia il futuro": non trasformiamo questa
bellissima frase, carica di speranza, nell'ennesima promessa mancata.
I Giochi del Mediterraneo, che i tarantini hanno sostenuto come un nuovo
inizio, siano davvero la prima pagina di una storia nuova, quella di una
città dello sport e della bellezza, dell'orgoglio locale e del respiro
internazionale. La storia di una città finalmente protagonista di una
rinascita, fisica, urbana e sociale che parte dalla salute e dal lavoro.
Ora mi rivolgo soprattutto ai cittadini di Taranto, a quelli che hanno
paura di ammalarsi ancora, a chi ha paura di perdere il lavoro, a chi ha
smesso di avere fiducia, a chi pensa che l'unica soluzione sia andarsene.
Lo faccio con le parole che un parroco non molto tempo fa mi ha ricordato
ad Alessano.
Nel libro di Isaia una voce chiede alla sentinella di guardia sulle mura
della città:
«Sentinella, quanto resta della notte?».
La sentinella risponde: «Viene il mattino, poi anche la notte; se volete
domandare, domandate, venite!».
Mi sono tornate in mente queste parole, pensando allo smarrimento che
stiamo provando. Ma è proprio ora che non dobbiamo perdere la speranza.
Perché dopo la notte, viene sempre il mattino e noi ci faremo trovare
pronti.
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Da sindaco mi sentivo spesso come una figura mitologica, mezzo parroco,
mezzo capo tribù. Oggi, da presidente della Regione, mi sento più come un
padre con sei figli. Un padre che li ama tutti allo stesso modo, ma proprio
per questo ne conosce bene i punti di forza e le fragilità.
E quando uno dei figli arranca, si ferma, è giusto dedicargli attenzione.
Taranto oggi è la città che chiede più tempo e più attenzione. E io,
insieme a voi, ho il dovere di fermarmi e di non lasciarla indietro.
Un padre è anche Franco. Franco Isceri. A lui e alla sua famiglia, ancora
una volta, va il nostro abbraccio più sincero e affettuoso. Anche Franco ci
ha chiesto di stare insieme. Di lottare insieme per far sì che la morte di
sua figlia Lorena non diventi un numero nei report del 25 novembre. Per far
sì che a ricordare Lorena non ci siano solo vuote parole di cordoglio ma
decisioni, azioni, fatti. Per contrastare l'idea rozza e retrograda che il
dramma del femminicidio si risolva formando "uomini forti" che difendono
"donne fragili". Un'idea figlia della stessa cultura del possesso che
invece dovrebbe contrastare.
Non abbiamo bisogno di uomini forti, abbiamo bisogno di donne e uomini
liberi. Nelle scuole e nelle famiglie italiane abbiamo il dovere di
formare generazioni di ragazze e ragazzi che imparino a coltivare la
propria libertà e a rispettare quella altrui. Che imparino ad amare. Che
imparino che l'amore è l'esatto contrario del possesso.
Per questo porteremo avanti il progetto della scuola d'amore, nato
dall'idea di un altro pugliese, Donato Metallo. Porteremo nelle scuole
pugliesi l'educazione all'affettività e al rispetto, di sé e degli altri,
senza distinzione di genere, etnia o religione.
Qualcuno crede che mettendo al bando le parole "sesso" o "amore" dai
programmi scolastici, proteggeremo i nostri figli. Io la penso esattamente
al contrario. In un mondo iperconnesso, nel quale i ragazzi, già
dall'infanzia, sono bersagliati da messaggi di ogni tipo, con ogni tipo di
mezzo di comunicazione, la scuola, al fianco delle famiglie, deve prendersi
la responsabilità di diventare il mezzo di comunicazione più autorevole. E
dare ai ragazzi e alle ragazze i codici per orientarsi nel mondo complesso
delle relazioni.
Per insegnare ad affrontare i momenti belli e quelli difficili.
Se non lo fa la scuola, lo farà qualche influencer sui social. E non è
detto che vada bene.
Faccio mie le parole di Franco. Non sacrifichiamo, in nome della propaganda
elettorale, la vita di un'altra donna. Deve esistere un confine che nessuna
campagna elettorale può oltrepassare, e quel limite dobbiamo deciderlo noi,
con una posizione chiara, unitaria, contro chi è disposto a giocarsi
decenni di diritti per un punto percentuale in più nei sondaggi.
"Se non vi occupate dei diritti conquistati, un giorno vi alzerete e non li
avrete più", diceva Emma Bonino. Proponeva di scriverlo nelle scuole. Emma
Bonino, con la sua vita politica, ci ricorda che la democrazia non è solo
memoria delle battaglie vinte. È esercizio costante, per riconoscere quelle
ancora da combattere.
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Tante battaglie abbiamo combattuto e stiamo combattendo in Puglia. Ma come
ho detto, non voglio fare qui un elenco di risultati raggiunti.
Ne cito solo qualcuno. Per primo, Mare Democratico, il lavoro di cui sono
più orgoglioso: dieci milioni di euro nei primi tre anni per attrezzare e
rendere più belle, più sicure e più fruibili le spiagge pubbliche e
gratuite della nostra regione. Nel primo anno abbiamo finanziato 56
progetti in altrettanti comuni costieri.
Mare Democratico non è una guerra all'impresa privata: è la sacrosanta
battaglia perché la spiaggia pubblica torni a essere un diritto vero dei
cittadini, non un ripiego, non una soluzione di serie B.
I pugliesi sono i soli proprietari del loro mare insieme sua meravigliosa
costa. E noi, un passo alla volta, vogliamo restituirglielo.
Secondo. Parto dagli ultimi dati ISTAT: l'export delle aziende pugliesi
cresce del 15,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, terzo posto
tra le regioni italiane per volume di crescita. E cresce soprattutto nei
settori ad alto valore aggiunto: meccatronica, information technology,
aerospazio.
Su questo sono felice di annunciare che il prossimo 3 ottobre dal terminal
di Grottaglie partiranno finalmente i voli cargo che serviranno a far
arrivare i nostri prodotti in tutto il mondo senza più viaggi della
speranza, su gomma, verso gli hub di Milano e Francoforte.
Così l'aeroporto di Grottaglie diventerà il primo e unico scalo per voli
cargo di tutto il sud Italia, dalla Sicilia all'Abruzzo. Questo significa
una riduzione dei costi per le nostre aziende e tempi di esportazione più
brevi.
Ne beneficeranno soprattutto le aziende del settore agroalimentare, insieme
allo sviluppo di una nuova filiera industriale che potrà ridare nuovo
slancio all'occupazione del territorio.
E a proposito di occupazione, nonostante il periodo difficile che stiamo
vivendo e le tante vertenze in cui la Regione Puglia è impegnata
quotidianamente i dati ci restituiscono comunque una fotografia
incoraggiante, che però va osservata in un quadro di investimenti legati al
PNRR e alle politiche di coesione, che stanno esaurendo il loro ciclo.
Sempre l'Istat ci dice che cresce l'occupazione, al 52,5%, meglio dello
scorso anno. Citerò soltanto qualche altro numero.
Gli occupati nel secondo trimestre del 2026 sono 1 milione 328 mila, 16mila
in più rispetto allo stesso trimestre del 2025 e 36mila in più rispetto al
primo trimestre dell'anno in corso. A crescere è soprattutto l'occupazione
femminile con 38 mila donne in più che oggi lavorano e possono contare su
un stipendio. Questo per noi è un risultato da difendere ma anche un punto
di partenza perché sappiamo quanta strada abbiamo ancora davanti, visto che
una parte di questo lavoro è ancora intermittente e si concentra in settori
a basso valore aggiunto.
Dietro questi numeri, però, c'è la vita delle persone. Non dobbiamo mai
dimenticarlo.
Da questa consapevolezza siamo partiti il 7 gennaio, quando, subito dopo la
cerimonia di insediamento, ho riunito i dirigenti della sanità pugliese per
cominciare a lavorare.
Non userò mezzi termini. Preferisco guardare i problemi in faccia,
analizzarli, provare a risolverli.
E i problemi ci sono, e sono enormi. Alzare le tasse dopo soli due mesi di
governo non è stato facile. Abbiamo adottato una misura necessaria anche se
impopolare. Il disavanzo sanitario ci ha costretti ad aumentare l'IRPEF, ma
lo abbiamo fatto in modo scaglionato e progressivo, per evitare che
pagassero i più fragili o, peggio, con un commissariamento del Governo,
pagassero per legge tutti i pugliesi e per di più con l'aliquota più alta.
A fronte di un sacrificio richiesto ai cittadini, dobbiamo migliorare,
concretamente, l'offerta sanitaria. Ci siamo riusciti? Non ancora, anche se
il lavoro che stiamo facendo sta dando i primi frutti. Ci siamo dati tre
obiettivi: riduzione delle liste d'attesa, riorganizzazione dei pronto
soccorso, presa in carico da parte degli ospedali dei pazienti cronici, in
particolare oncologici.
Abbiamo dato ai nuovi direttori generali delle ASL obiettivi definiti e
misurabili, con la decurtazione dei premi in caso di mancato raggiungimento
del risultato. Con la collaborazione di medici, infermieri e di tutto il
personale, che ringrazio uno per uno, abbiamo richiamato, nella prima fase,
250 mila persone in attesa di una visita, un esame o un intervento e
anticipato 160 mila prestazioni.
Basta questo? No. Continuiamo a monitorare agende, flussi delle
prescrizioni, conti, e siamo pronti a partire con la fase due: un piano
strutturato, in linea con quello per l'abbattimento delle liste d'attesa
varato del Governo. Abbiamo definito percorsi di presa in carico da parte
degli ospedali e degli ambulatori a tutela dei pazienti affinché, dopo la
prima visita, non si debba più tornare al CUP.
Abbiamo varato regole più rigide contro il cosiddetto "no show", cioè il
malcostume di non presentarsi all'appuntamento senza nemmeno disdire.
Pensate che solo nel 2025, per questo motivo, sono andati persi 80.612
posti. 80.612 posti che sarebbero stati disponibili per pazienti che ne
avevano davvero bisogno. Stiamo migliorando l'offerta su quelle prestazioni
per cui i pugliesi si rivolgono fuori dalla Puglia (mobilità passiva) e
allo stesso tempo stiamo lavorando per redigere accordi con le altre
regioni che accolgono i nostri pazienti. Nessun blocco a cure salvavita.
Per la salute dei pugliesi non baderemo a spese, ma crediamo sia giusto
dire basta ai viaggi fuori regione organizzati da qualche clinica privata,
con tanto di pullmino e di pranzo a sacco, per l'operazione dell'alluce
valgo.
Stiamo potenziando l'offerta territoriale con le Case e gli Ospedali di
Comunità, il cuore del nuovo modello sanitario nazionale, e lavorando con i
medici di medicina generale, alleati preziosi anche sulle liste d'attesa.
Ma sappiamo che la sfida è più grande, e riguarda un tema su cui discutiamo
da tempo: inutile girarci intorno, la sanità, oggi, ha bisogno di risorse
straordinarie. E questo il Governo lo sa. È una richiesta di tutte le
Regioni. Ma se con la mano sinistra si aumenta il fondo sanitario e con la
destra si fanno le pre-intese per l'autonomia differenziata con le regioni
del nord, tutto diventa inutile.
L'autonomia differenziata è un macigno sul diritto alla cura. Dei pugliesi,
e dei cittadini del sud più in generale. L'abbiamo detto, lo diciamo di
nuovo e se necessario lo ripeteremo a voce sempre più alta. Credo di avere
dimostrato, in tutta la mia vita politica, lealtà alle istituzioni, anche,
e forse soprattutto, quando sono state guidate da forze politiche diverse
dalla mia. Ma qui stiamo parlando della salute dei pugliesi.
Non resterò in silenzio e se ci sarà da dare battaglia, non arretrerò di un
millimetro. E se il Governo non fermerà questa sciagura, la Regione Puglia,
ancora una volta, farà ricorso alla Corte costituzionale.
Abbiamo davanti tante sfide, e il mondo fuori non manda segnali
incoraggianti: le guerre, i dazi, l'enorme aumento del costo della vita. E
poi il cambiamento climatico, con l'estate, come dice qualcuno, più calda
degli ultimi 100.000 anni (sì, avete sentito bene, 100.000 anni). Un caldo
che ha trasformato i mesi appena trascorsi in una specie di lockdown per i
più fragili. E le alluvioni che già ad aprile hanno messo a dura prova
intere comunità.
A questo proposito voglio mandare un ringraziamento sincero alle sindache e
ai sindaci dei Monti Dauni e del Gargano, per il coraggio degli ultimi
mesi. Davanti a frane, isolamento, siccità, alluvioni e incendi non hanno
mai perso la forza di difendere il loro territorio.
Li ho visti percorrere sentieri impervi, fare riunioni improvvisate nei
salotti di casa, trasformarsi in agenti di polizia locale o guide
turistiche. Li ho visti tremare, ma senza smettere mai di lottare. Li ho
visti sedere ai tavoli istituzionali e imbandire tavolate di festa in
strada per i turisti e i parenti che tornano.
Insieme a loro e ad altri sindaci e amministratori di Puglia stiamo
costruendo una nuova strategia per le Aree interne. 76 milioni di euro e
l'occasione di scrivere insieme progetti, opere, proposte di investimento
per dare a tutti la possibilità di vivere e conoscere la magia di questi 55
Comuni pugliesi.
Qualcuno la chiama Puglia autentica, qualcun altro Puglia delle aree
interne.
A me piace chiamarla semplicemente Puglia. Solo Puglia. Perché non esiste
una Puglia più vera di un'altra. E girandola in lungo e in largo, ogni
giorno, lo sto imparando.
Ho imparato che si può amare profondamente la propria storia senza essere
condannati a rimanerci imprigionati dentro. Perché la storia di Puglia, per
molti territori, ha significato anche povertà, emigrazione, sudditanza
economica e culturale.
Ho imparato che la musica è un linguaggio universale, e che la forza della
taranta non si può chiudere nei confini di una piazza.
Ho imparato che non devi avere paura di uno schermo o dei social se sai chi
sei.
Me lo hanno insegnato gli abitanti di Celle San Vito, che in un video si
sono raccontati al mondo senza filtri, spiegando dove vivono, come parlano,
perché hanno scelto di restare. E chiedendo al cosiddetto "popolo del web"
di cercarli su una cartina geografica. Custodire un territorio non
significa lasciarlo immutato: significa aprirlo alla relazione con l'altro.
Questo siamo noi. Questa è da sempre la Puglia, al centro del suo
Mediterraneo.
Il Mediterraneo. Non c'è bisogno di aver studiato il latino per conoscerne
l'etimologia. Mediterraneo. Medius e terrae. In mezzo alle terre.
È questa la nostra identità più profonda. E non a caso La Fiera del Levante
quest'anno ha scelto una parola che è parte integrante della nostra
identità: il dialogo. Noi, gente del Mediterraneo, gente che vive "in mezzo
alle terre", il dialogo ce l'abbiamo nel DNA.
Incontrarsi, riconoscersi negli occhi degli altri, condividere idee,
visioni ed esperienze per trasformare ogni differenza in una risorsa
preziosa, è la nostra inclinazione naturale.
E chi dice che per difendere la nostra identità dovremmo chiuderci in noi
stessi, isolarci, di quell'identità, purtroppo, non ne ha compreso il senso
più autentico.
Una frontiera non è mai un limite, ma una porta. Chi vive affacciato sul
Mediterraneo lo sa. E per questo preferisce un'identità ricca a un'identità
pura.
Da parte mia, io non mi stancherò mai di raccontare a tutti l'identità
della nostra Puglia: con le sue fragilità e la sua bellezza, con le tante
cose da migliorare e le sue tante eccellenze.
Della Puglia, di tutta la Puglia, io sono innamorato e orgoglioso. E
racconterò le cattedrali romaniche, la forza delle imprese che scommettono
sull'innovazione tecnologica, i trulli, il talento dei nostri giovani e il
mare più bello d'Italia. Racconterò di Paolo Strippoli, il giovane regista
di Corato di 33 anni che porta il suo film al festival internazionale di
Venezia, e la burrata di Andria, diventata una star della gastronomia
mondiale.
Ma il racconto di questa Puglia fatta di eccellenze e di qualità è, in
fondo, il racconto più facile. Rischia di diventare uno spot turistico
permanente. Uno spot che nasconde l'altra Puglia, quella che da questa
narrazione resta fuori: la Puglia fragile. Non dobbiamo mai dimenticare che
i primi turisti di questa terra, quelli che qui dormono e mangiano, che
sognano e sperano, vanno in bici e vanno al mare, sono i pugliesi. E tra
loro, prima di tutti, i pugliesi più fragili.
È a loro che devo parlare. A loro devo dare risposte. Ai pazienti che
chiedono una visita. Ai tarantini che chiedono un futuro di salute e
lavoro. Ai sindaci delle aree interne che chiedono attenzione.
Se provassi a dare io, da solo, queste risposte, fallirei. Come sempre
falliscono gli uomini soli al comando.
E poi io la solitudine la detesto. Per carattere e per mestiere, preferisco
di gran lunga quella parola lì: dialogo. Perché senza dialogo non c'è
politica, c'è solo propaganda. Qui, in questa sala, e fuori di qui, siamo
tutti diversi, abbiamo idee diverse, veniamo da storie diverse. Ma abbiamo
il dovere di dialogare. Perché una politica senza dialogo finisce per
parlare solo ai propri elettori.
Poi solo ai propri fan. E alla fine non parla più a nessuno.
Da ingegnere, ho imparato a progettare ponti per unire e collegare luoghi,
persone e storie. Ed è quello che continuerò a fare per questa terra, per
la sua gente, per tutta la Puglia, quella degli spot ma soprattutto quella
che gli spot la raccontano mai.
Grazie, e buona Fiera del Levante a tutti.


