(AGENPARL) - Roma, 18 Settembre 2026 - INTEGRALE DISCORSO MULÉ A CERIMONIA INTERNATI MILITARI ITALIANI
Signor Presidente della Repubblica,
si ritrovano con lei in questa sala molti tra i più alti rappresentanti delle istituzioni del Paese: autorità civili, militari e religiose accanto ai Rappresentanti delle Associazioni e a studenti . Nel ringraziare lei e tutti coloro che sono intervenuti e che ci seguono grazie alla diretta televisiva, signor Presidente, mi permetta di rivolgere un particolare saluto carico di affetto e ammirazione al Colonnello Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valor militare e testimone vivente di ciò che è scolpito all’articolo 52 della nostra Costituzione laddove si iscrive come “sacro” il dovere di ogni cittadino di difendere la Patria. Grazie carissimo Gianfranco per essere qui.
La sua presenza, Signor Presidente della Repubblica, conferisce alla giornata odierna il senso più alto della gratitudine e del rispetto che la Patria intende tributare agli Internati militari italiani. Di questo le sono riconoscente e sento di poter unire a questo mio sentimento tutti i discendenti dei nostri Imi e coloro che ne tramandano meritoriamente la memoria attraverso l’attività costante delle associazioni qui rappresentate. In questi anni ho raccolto messaggi e testimonianze, frammenti di ricordi dei familiari di quella moltitudine di soldati che, deposte le armi dopo l’8 settembre del 1943, indossò la più potente delle corazze: quella, impenetrabile, di una coscienza libera, quella dell’invincibile adesione a valori e princìpi che riconosciamo oggi nelle fondamenta granitiche della Repubblica italiana. Ritengo di non abusare del significato attribuito alla parola eroi se lo accosto a quello degli Internati militari italiani. Perché subire la carcerazione che diventa abuso, la detenzione che si trasforma in umiliazione, accettare il sopruso che segna i giorni e nonostante tutto questo continuare ostinatamente a non piegarsi quando perfino il senso stesso di umanità, in ultima analisi, si smarrisce nel tentativo di sottomettere l’uomo alla schiavitù della tirannia conferisce a quei soldati la gloria che si deve agli eroi. Nel fare dunque memoria di questi eroi grazie a una legge che il Parlamento ha approvato all’unanimità, nel farlo alla presenza del più alto rappresentante della nazione, siamo coscienti di aver adempiuto al dovere di un riscatto morale, direi costituzionale che gli era dovuto e che per troppo tempo non gli era stato riconosciuto. Viviamo un tempo in cui se non di eroi abbiamo necessità di saldi ancoraggi ai quali assicurare le cime della nostra convivenza civile. Lo stiamo facendo quest’anno ricordando quella straordinaria impresa civica di reciproco rispetto e legittimazione che fu l’Assemblea Costituente nel suo 80º anniversario. E lo facciamo oggi nell’accostarci con umiltà e ammirazione all’esempio che ci consegna la resistenza messa in atto dagli Internati militari italiani. Anche loro, a cominciare dai circa 50 mila che morirono nei campi tedeschi e dunque elevati al martirio civico nel nome della difesa della libertà, anche loro pagarono l’alto prezzo – come ha sottolineato Lei Signor Presidente qui alla Camera – che “consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra”. Evocare e rievocare quello spirito invincibile che fu degli Imi ci fa sentire orgogliosi di loro, forti di quella ostinata e mai doma arsura di libertà. E ci pare di sentire qui oggi, lo faremo grazie all’ammirevole opera di alcuni studenti che vedremo di qui a poco in questa sala, la voce di Radio Caterina, di quella geniale e coraggiosa impresa di cui si resero protagonisti gli internati militari del lager di Sandbostel tra i quali Mario Corradetti, il papà del signor Rossano che è qui … Radio Caterina venne tenacemente creata perché la voce della libertà non si poteva e non si doveva spegnere, anche a costo di trasformare il corpo del sottotenente Oliviero Olivero in un’antenna umana: par di vederlo nella baracca del lager, issato come una bandiera su un letto a castello mentre tiene tra i denti il pezzo di stagnola con cui terminava il filo collegato ai chiodi per la presa dell’antenna e con una gamba penzoloni che si alza e si abbassa secondo le esigenze, per variare la capacità di ricezione.
Signor Presidente…Fu vera Gloria quella degli Internati militari, senza alcun dubbio. E allora ci inchiniamo agli Internati militari in questa giornata nella quale quell’anelito di libertà invocato, desiderato e voluto ad ogni costo…a tutti i costi ha germogliato e si è trasformato nella libera e democratica Repubblica italiana.
Onore agli Internati Militari italiani. W la Repubblica! W la Costituzione!
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