(AGENPARL) - Roma, 16 Settembre 2026 - CAMBIAMENTO CLIMATICO | L'accelerazione della fusione dei ghiacciai è il
motore della perdita di ghiaccio polare e dell'aumento globale del livello
del mare
Uno studio appena pubblicato ha analizzato mezzo secolo di dati e
osservazioni sullo stato delle calotte polari, individuando nella fusione
dei loro ghiacciai la causa principale della perdita di ghiaccio in
Groenlandia e in Antartide e dell'innalzamento del livello marino di oltre
3 centimetri su scala globale
[Roma, 16 settembre 2026]
Dal 1970 ad oggi, la Groenlandia e l'Antartide hanno perso complessivamente
11,3 trilioni di tonnellate di ghiaccio, provocando un innalzamento del
livello globale del mare di oltre 3 centimetri: è quanto emerge dallo
studio "Mass balance of the Greenland and Antarctic ice sheets from the
1970s to 2023", appena pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Data
di Nature.
Il lavoro è il risultato di una vasta collaborazione internazionale guidata
dalla Northumbria University di Newcastle-upon-Tyne (UK) che ha coinvolto,
tra gli altri, anche l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV),
l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la NASA e ha utilizzato un esteso set di
dati geofisici e geodetici per analizzare il più lungo intervallo di tempo
finora considerato in studi di questo genere, ottenendo il quadro più
completo mai realizzato sulla perdita di ghiaccio del nostro pianeta.
Il team di scienziati polari dell'Ice Sheet Mass Balance Inter-comparison
Exercise (IMBIE) ha combinato 42 rilevamenti satellitari indipendenti,
attingendo a 27 missioni satellitari e risalendo fino al 1972 per la
Groenlandia e al 1979 per l'Antartide, utilizzando l'archivio delle prime
immagini Landsat. I risultati mostrano che le due calotte glaciali hanno
perso 11.309 miliardi di tonnellate di ghiaccio tra il 1979 e il 2023,
facendo aumentare il livello globale del mare di 31,4 millimetri. La
Groenlandia ha fornito la quota maggiore di questo innalzamento, mentre
l'Antartide ha contribuito con 13,3 millimetri.
L'INGV ha contribuito allo studio elaborando modelli numerici della
deformazione della superficie terrestre in risposta alla variazione del
carico esercitato dalle masse glaciali. Infatti, in seguito all'ultima
deglaciazione iniziata circa 20.000 anni fa, il letto roccioso su cui
poggiano i ghiacciai dell'Antartide e della Groenlandia si sta ancora
lentamente sollevando, e nell'analisi dei dati satellitari è importante
tenere conto di questi movimenti per migliorare la precisione sulle stime
dei tassi di fusione attuali.
Un dato estremamente rilevante emerso dallo studio mostra che l'84% della
perdita complessiva di ghiaccio sia stata causata dall'accelerazione della
fusione dei ghiacciai e dal maggiore afflusso di ghiaccio nell'oceano,
mentre solo il 16% è dovuto alla fusione superficiale delle calotte polari,
responsabili di circa un quarto dell'innalzamento globale del livello
marino.
"I dati analizzati mostrano che la perdita di ghiaccio è aumentata
vertiginosamente a partire dagli anni '90: la Groenlandia, che negli anni
'70 era quasi in equilibrio, ha visto il proprio tasso di perdita di
ghiaccio passare da circa 60 miliardi di tonnellate all'anno perse negli
anni '80 a 264 miliardi di tonnellate nei primi dieci anni del Duemila, un
decennio caratterizzato da ripetuti episodi di fusione estiva estrema",
spiega Daniele Melini, ricercatore dell'INGV e co-autore dello studio.
"Contemporaneamente,
il tasso di perdita dell'Antartide è passato da circa 48 miliardi di
tonnellate all'anno negli anni '80 a 202 miliardi di tonnellate negli anni
2010, con l'intera perdita netta causata dalla fusione dei suoi ghiacciai:
il deflusso di ghiaccio dall'Antartide occidentale, guidato dai ghiacciai
Pine Island e Thwaites, è di fatto aumentato in ogni decennio di cui si
hanno dati".
Gli ultimi anni (2020–2023) hanno portato a un rallentamento temporaneo
della perdita di ghiaccio. Le nevicate record sull'Antartide orientale
hanno compensato in parte le perdite glaciali del continente in altre zone,
mentre una serie di estati più miti in Groenlandia ha ridotto di circa la
metà la fusione superficiale. Tuttavia, i ricercatori avvertono che non si
tratta di un'inversione di rotta nella perdita di ghiaccio, bensì di
fluttuazioni a breve termine inserite nell'ambito di una tendenza a lungo
termine ben chiara e delineata.
"I nostri risultati sottolineano inoltre il ruolo centrale delle calotte
polari nel futuro innalzamento del livello del mare. La loro risposta al
riscaldamento climatico rappresenta infatti la principale fonte di
incertezza nelle proiezioni sul futuro livello marino: le stime più elevate
relative al suo innalzamento globale entro il 2150 aumentano di 2,6 volte
se si prende in considerazione il rischio di instabilità delle calotte
glaciali. Una serie continua di dati sul comportamento delle calotte
polari, raccolta nell'arco di mezzo secolo, è quindi fondamentale per
anticipare i rischi che incombono sulle centinaia di milioni di persone che
vivono nelle zone costiere maggiormente esposte al rischio inondazione",
conclude Melini.
Link all'articolo
Link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Ice Sheet Mass Balance Inter-comparison Exercise (IMBIE)
[image: Image-3-Antarctica.-Credit-Professor-Andrew-Shepherd-scaled.jpg]
*Immagine:* Antartide (Credit: Professor Andrew Shepherd)
![[INGV Comunicato stampa] CAMBIAMENTO CLIMATICO | L’accelerazione della fusione dei ghiacciai è il motore della perdita di ghiaccio polare e dell’aumento globale del livello del mare](https://agenparl.eu/wp-content/uploads/2026/09/Image-3-Antarctica.-Credit-Professor-Andrew-Shepherd-scaled-1-1024x768.jpg)