Quando anche un parcheggio rischia di diventare una questione di rango
(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - UNFORCED apprende da diverse segnalazioni interne una curiosa vicenda che, se confermata nei termini riferiti, meriterebbe quantomeno qualche chiarimento.
Il teatro dell’opera è il CUFA Carabinieri. La scenografia è essenziale: asfalto, automobili e 18 posti auto delimitati dalle strisce gialle e riservati all’Arma.
Nulla di particolarmente avventuroso, si potrebbe pensare.
E invece no.
Secondo quanto viene rappresentato a questa Associazione, alcuni di questi stalli sarebbero di fatto destinati stabilmente alle autovetture private di determinate figure, con una gestione che starebbe producendo situazioni quantomeno singolari.
Il punto non è, naturalmente, stabilire chi possa permettersi un parcheggio a pagamento e chi no. Non ci interessa fare i conti in tasca a nessuno.
La questione è molto più semplice: con quali criteri vengono assegnati e utilizzati spazi appartenenti a una struttura dell’Amministrazione?
Perché il parcheggio, quando diventa “mio”, “tuo” o “guai a chi lo tocca”, smette curiosamente di essere soltanto un rettangolo d’asfalto.
Diventa quasi una decorazione al grado.
IL POSTO FISSO. MA PROPRIO FISSO.
Le segnalazioni ricevute descrivono una situazione che, se correttamente rappresentata, avrebbe qualcosa di irresistibilmente surreale.
Lo stallo destinato alla vettura privata resterebbe in alcuni casi libero anche quando il relativo utilizzatore non lo occupa perché arriva con altro mezzo, utilizza una vettura di servizio o semplicemente non ne ha necessità.
Fin qui si potrebbe persino parlare di una rigorosa tutela del vuoto.
Il problema nasce quando, sempre secondo quanto ci viene riferito, autovetture di servizio in livrea finirebbero invece parcheggiate anche in doppia fila pur essendoci stalli materialmente liberi.
Naturalmente confidiamo che esistano spiegazioni organizzative capaci di restituire razionalità al quadro.
Perché l’alternativa sarebbe davvero difficile da raccontare senza ricorrere alla commedia italiana: il posto fisso non sarebbe più soltanto quello di Checco Zalone.
Sarebbe anche quello dell’automobile.
IL CODICE DELLA STRADA, EDIZIONE CUFA?
C’è poi un piccolo problema di immagine.
I Carabinieri appartengono a un’Istituzione chiamata, tra le altre cose, a concorrere al rispetto delle regole da parte dei cittadini.
Compreso il Codice della Strada.
Per questo vedere — ove le segnalazioni trovassero conferma — un mezzo istituzionale sistemato in maniera irregolare mentre uno stallo disponibile rimane religiosamente vuoto produrrebbe un effetto comunicativo non proprio felicissimo.
Il cittadino potrebbe infatti essere colto da una domanda ingenua:
“Ma se il posto è libero, perché la macchina è in doppia fila?”
Domanda semplice.
Attendiamo con sincero interesse una risposta altrettanto semplice.
Perché il principio del “fate quello che diciamo, non quello che facciamo” non dovrebbe trovare cittadinanza in nessuna Amministrazione dello Stato, tantomeno nell’Arma dei Carabinieri.
NON È UNA QUESTIONE DI PARCHEGGIO
UNFORCED non intende trasformare diciotto strisce gialle in un caso nazionale.
La questione sollevata dai militari che ci hanno interessato è un’altra: trasparenza, criteri uniformi, funzionalità del servizio ed esempio istituzionale.
Se gli stalli sono assegnati individualmente, sarebbe utile conoscere sulla base di quali disposizioni e criteri.
Se sono destinati alle esigenze dell’Amministrazione, sarebbe ragionevole che venissero utilizzati secondo le effettive necessità operative.
Se, infine, le ricostruzioni che ci sono state rappresentate non corrispondono alla realtà, saremo ben lieti di prenderne atto.
È proprio per questo che chiediamo al Comando di fare chiarezza.
Perché l’autorevolezza non ha bisogno di uno stallo riservato per essere riconosciuta.
E soprattutto perché il grado si porta sulle spalle, non si dipinge sull’asfalto con quattro strisce gialle.
UNFORCED chiede pertanto di verificare le modalità di assegnazione e utilizzo dei parcheggi presso il CUFA e, ove necessario, di adottare criteri trasparenti e coerenti con le esigenze del servizio e con il decoro dell’Istituzione.
I militari non chiedono privilegi.
Chiedono che le regole valgano allo stesso modo per tutti.
Anche quando si tratta soltanto di parcheggiare.
