(AGENPARL) - Roma, 26 Agosto 2026 - "Guido Roviello viveva ai margini. Era uno di quegli uomini che incontriamo nelle nostre città, davanti a una stazione, sotto un portico, su una panchina. Persone che vediamo ogni giorno e che qualche volta finiamo per non vedere più. Guido è morto a Caserta in circostanze terribili. La sua morte ci riguarda tutti. Innanzitutto perché viveva una profonda solitudine.
È proprio questa solitudine che dovrebbe interrogarci. Non possiamo archiviare la sua morte come un altro fatto di cronaca". Lo scrive Stefano Graziano, deputato del Partito Democratico, in un intervento pubblicato da Il Mattino, dedicato alla vicenda di Guido Roviello e al tema della solitudine e dell'emarginazione sociale.
"Il dramma di Roviello – sottolinea Graziano – ci costringe a guardare una realtà che spesso preferiamo non vedere: persone che vivono ai margini, nella solitudine, senza una rete familiare o sociale capace di sostenerle". Da qui, secondo il parlamentare, la necessità di interrogarsi non soltanto sulle responsabilità individuali, ma sulla capacità della comunità di riconoscere e accompagnare chi si trova in condizioni di fragilità.
Graziano richiama anche il ruolo dei servizi sociali e delle istituzioni locali, evidenziando come "la presa in carico di chi vive ai margini non può essere considerata una questione privata, ma deve diventare una responsabilità collettiva".
"Abbiamo bisogno allora di un patto civico contro l'indifferenza – afferma Graziano – un patto tra istituzioni, società civile, Terzo settore, volontariato, Chiesa e comunità locali. L'obiettivo – aggiunge il deputato dem – è costruire una rete capace di intercettare il disagio prima che sia troppo tardi e restituire dignità e possibilità a chi rischia di diventare invisibile".
"Perché non si tratta soltanto di trovare più risorse, anche se le risorse sono indispensabili. Si tratta di costruire una sensibilità collettiva, di tornare a sentirci responsabili anche della persona che incontriamo per strada e della quale non conosciamo neppure il nome. Oggi quel nome lo conosciamo: si chiamava Guido Roviello. E la sua solitudine riguarda tutti noi", conclude Graziano.