(AGENPARL) - Roma, 7 Agosto 2026 - Ancora un morto sul lavoro ieri a Padova: un giovane operaio moldavo appena
arrivato in Italia. Lavorava in nero. Colpito da un malore è stato
trasportato prima in casa del suo datore di lavoro e successivamente
portato in auto verso il pronto soccorso: è morto nel tragitto. La sua
morte si aggiunge ad altre in queste settimane di caldo infernale. Si muore
nei cantieri, nelle campagne, nei luoghi dove una classe operaia piu
esposta al ricatto dei padroni è costretta a lavorare in ogni condizione.
Gli effetti devastanti della crisi climatica picchiano sui settori più
fragili della società. I proletari che vivono nei quartieri devastati dalla
cementificazione, in appartamenti sovraffollati, gli anziani con poche
risorse, chi è costretto a lavorare in ogni condizione per poter vivere.
Ieri è morto un altro lavoratore, al suo primo giorno di lavoro
Un altro omicidio sul lavoro che si aggiunge alla insopportabile catena che
si allunga ogni giorno e che è il prodotto delle condizioni di ricatto e
sfruttamento a cui è costretta una parte sempre più rilevante della nostra
classe in questo paese.
Non si spezza la catena dei morti sul lavoro senza abrogare le leggi che
hanno precarizzato il lavoro e lo hanno reso fragile di fronte ad ogni tipo
di ricatto; se non si abrogano il Jobs Act e la Bossi/Fini; se non si
introduce nel nostro paese il reato di omicidio sul lavoro. Una legge
sempre più urgente che deve essere accompagnata da un rafforzamento delle
attività di controllo, nell'azione preventiva, nella stessa formazione.
Pianificazione ecologica, contrasto ai cambiamenti climatici, difesa del
lavoro e dei settori popolari sono parti indissolubili dell'alternativa al
capitalismo predatorio e guerrafondaio.
Paolo Benvegnu', resp. nazionale Lavoro
Stefano Vento, resp. nazionale Ambiente e beni comuni
Daniela Ruffini, segretaria provinciale
Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea
