(AGENPARL) - Roma, 5 Agosto 2026 - La proposta di legge presentata dalla deputata del Partito Democratico Eleonora Evi, che punta ad aumentare dal 4% al 7% la quota di posti riservati alla specialità forestale dell’Arma dei Carabinieri nei concorsi, riaccende il dibattito sugli effetti della riforma che nel 2016 portò allo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato.
Secondo i sostenitori della proposta, il provvedimento rappresenta un tentativo di rafforzare gli organici del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFA). Per i critici, invece, la misura costituisce un’implicita ammissione delle difficoltà generate dalla riforma voluta dai governi Renzi, che trasferì il personale forestale nell’Arma dei Carabinieri.
L’iniziativa legislativa viene interpretata come una correzione di una scelta politica sostenuta dallo stesso Partito Democratico. Una correzione che, secondo questa lettura, arriva però con molti anni di ritardo, quando il numero dei Carabinieri Forestali risulterebbe ormai ben inferiore rispetto agli organici trasferiti nel gennaio 2017.
A suscitare ulteriori polemiche è anche l’adesione alla proposta del vicepresidente della Camera Sergio Costa, già dirigente superiore del Corpo Forestale dello Stato, poi generale dei Carabinieri Forestali e ministro dell’Ambiente nei governi Conte. I critici ricordano come, durante il suo mandato ministeriale, non siano stati adottati interventi significativi per modificare la riforma o rafforzare la tutela del personale proveniente dall’ex Corpo Forestale.
Un altro elemento evidenziato riguarda il fatto che la normativa vigente stabilisce una riserva minima del 4% dei posti nei concorsi dell’Arma destinata alla specialità forestale. Tale percentuale rappresenta una soglia minima e non un limite massimo: il Ministero della Difesa potrebbe quindi già oggi destinare una quota superiore di assunzioni al comparto forestale senza attendere una modifica legislativa.
Da questo punto di vista, le critiche vengono rivolte anche agli ultimi governi. L’attuale ministro della Difesa Guido Crosetto, così come il suo predecessore Lorenzo Guerini, viene accusato di non aver utilizzato gli strumenti già disponibili per incrementare il reclutamento dei Carabinieri Forestali. Più in generale, viene contestata alla politica, indipendentemente dallo schieramento, una scarsa capacità di incidere sulle scelte organizzative dell’Arma in materia di tutela ambientale.
Il dibattito resta quindi aperto. Per alcuni la proposta di legge rappresenta un passo nella giusta direzione per rafforzare il presidio forestale; per altri è soltanto un intervento tardivo che non affronta il nodo principale: le conseguenze dello scioglimento del Corpo Forestale dello Stato e la ricostruzione di un sistema di prevenzione e tutela ambientale ritenuto, da molti osservatori, fortemente indebolito negli ultimi anni.
Lo dichiara l’Associazione Unforced in una nota.
