(AGENPARL) - Roma, 3 Agosto 2026 - Dalla “Buona Destra” a Europeisti.eu, passando per l’impegno civico a Viterbo: il giornalista e scrittore riflette sul futuro dell’Europa, sulla crisi delle categorie politiche tradizionali e sulla necessità di riportare la politica alla concretezza del governo e dei territori.
L’Europa come nuova frontiera della politica, il destino del riformismo italiano e il ruolo delle comunità locali come laboratorio di una nuova cultura di governo. Sono questi i temi al centro della conversazione con Filippo Rossi, giornalista, scrittore e fondatore della Buona Destra, oggi tra i promotori del progetto Europeisti.eu.
Per Rossi, le categorie di destra e sinistra non sono affatto superate. Al contrario, continuano a rappresentare culture politiche distinte, chiamate però a confrontarsi con una sfida epocale: costruire un’Europa più forte, autonoma e capace di assumersi responsabilità strategiche. Dall’analisi del panorama nazionale fino alla sua esperienza civica a Viterbo, emerge una visione che privilegia la costruzione rispetto alla testimonianza e la concretezza rispetto agli slogan.
«La Buona Destra non viene superata: oggi trova nell’Europa un terreno ancora più necessario.»
Domanda. Nel 2021 lei lanciò la “Buona Destra”, definendola una destra liberale, europeista e incompatibile con il sovranismo. Oggi partecipa a un progetto trasversale come Europeisti.eu. È il punto di arrivo di quella intuizione o il riconoscimento che le categorie tradizionali di destra e sinistra non sono più sufficienti a interpretare la politica italiana?
Filippo Rossi. No, io penso oggi più di prima che la destra e la sinistra esistano. Esistono però più destre e più sinistre, diversi modi di interpretare entrambe le tradizioni. Non sto inventando nulla di nuovo, ma credo che una delle frontiere politiche di questo tempo sia proprio l’Europa: si può essere europeisti a destra e a sinistra, così come si può essere antieuropeisti a destra e a sinistra.
La mia adesione al progetto culturale e politico di Europeisti.eu è un’adesione da destra. Sono convinto che, in questa fase storica per molti versi epocale, l’Europa debba riprendere nelle proprie mani il suo destino. E per farlo abbia bisogno anche di una visione di destra: serve un’Europa armata, capace di decidere, consapevole della propria forza e pronta a esercitarla.
Potenza, autorità, responsabilità e decisione sono categorie che, pur senza cadere nelle semplificazioni, appartengono più alla cultura politica della destra che a quella della sinistra. La Buona Destra non viene dunque superata: quell’intuizione trova oggi un terreno europeo più ampio e, forse, ancora più necessario.
«L’europeismo deve essere una scelta politica, non una dichiarazione sentimentale.»
Domanda. Negli ultimi vent’anni sono nati numerosi progetti che volevano rappresentare un’area liberale e riformista, ma quasi tutti hanno faticato a consolidarsi. Che cosa dovrebbe fare di diverso Europeisti.eu per non diventare l’ennesima iniziativa destinata a rimanere minoritaria?
Filippo Rossi. Dovrebbe evitare innanzitutto di trasformarsi nell’ennesimo condominio del centro, costruito mettendo insieme sigle, leader e piccoli ceti politici in cerca di una collocazione. I progetti liberali e riformisti hanno spesso cominciato dalla ricerca di uno spazio elettorale anziché da una necessità storica.
Europeisti.eu deve fare il contrario: partire dall’Europa come questione politica concreta, non come dichiarazione sentimentale. Difesa comune, politica estera, autonomia energetica, politica industriale, ricerca, innovazione e capacità di competere nel mondo.
Ma un centro possibile deve anche cominciare a fuggire dall’ideologia e, soprattutto, dall’ideologismo: dallo spacchettamento del mondo in mille rivoli, distinguo, minuscole ortodossie, scuole professorali e professorine che finiscono per parlare soltanto a se stesse. Questo non significa rinunciare alle idee, ma liberarle dal compiacimento intellettuale e riportarle dentro la realtà.
L’europeismo deve diventare una scelta capace di mobilitare, dividere quando necessario e chiedere responsabilità. La trasversalità funziona se mette in relazione identità vive intorno a un obiettivo comune, non se le annulla dentro un centrismo indistinto.
«La buona politica locale comincia quando la città viene prima delle appartenenze.»
Domanda. Lei è tornato a impegnarsi anche sul piano civico a Viterbo, parlando della necessità di “costruire, non più aspettare”. Come si evita che grandi parole come europeismo, riformismo e buona politica rimangano slogan e diventino invece un metodo concreto di governo, partendo proprio dai territori?
Filippo Rossi. Io penso che nelle amministrazioni locali la politica debba farsi civica. Questo non significa rinunciare alle proprie appartenenze, cancellare le identità o fingere che destra e sinistra non esistano. Significa saperle accantonare in nome di una forma di patriottismo cittadino, mettendo davanti a tutto gli interessi, le necessità e le ambizioni della propria città.
Non vuol dire neppure rifiutare le alleanze con i partiti, che restano interlocutori legittimi e necessari. Significa però rovesciare l’ordine delle priorità: prima si stabiliscono gli obiettivi concreti per Viterbo, poi si costruiscono le alleanze necessarie a realizzarli.
Un cinema in centro, il recupero dei grandi edifici pubblici vuoti, una strategia culturale, un nuovo rapporto tra centro storico e resto della città non sono questioni separate, ma parti della stessa idea di Viterbo.
“Costruire, non più aspettare” significa mettere insieme persone, competenze ed energie attorno a questa idea, superando il cubismo amministrativo delle opere isolate e delle decisioni occasionali. La buona politica locale comincia quando la città viene prima delle appartenenze e ogni scelta diventa un passo consapevole verso un obiettivo comune.
