(AGENPARL) - Roma, 29 Luglio 2026 - PRINA, FIORONI (LEGA): "PIÙ RISORSE NON BASTANO: SERVE CAMBIARE IL MODO DI
COSTRUIRE LE RISPOSTE ALLE PERSONE"
"Parlare soltanto di risorse rischia di farci perdere il punto centrale. Il
nuovo PRINA arriva in una fase nella quale non siamo chiamati semplicemente
a spendere di più, ma a lavorare diversamente". A intervenire è Paola
Fioroni, responsabile dipartimento disabilità per la Lega Umbria e
referente del Ministro Alessandra Locatelli.
"Il Governo nazionale ha messo in campo una riforma della disabilità che,
con il decreto legislativo 62/2024 e il Progetto di Vita individuale,
personalizzato e partecipato, cambia radicalmente la prospettiva: non è più
la persona a doversi adattare all'organizzazione dei servizi, sono i
servizi che devono imparare a costruire insieme risposte intorno alla
persona, ai suoi desideri, alle sue preferenze e alle sue aspirazioni –
Prosegue Fioroni – È una trasformazione che richiede un cambio di passo a
tutti i livelli. Regione, Aziende sanitarie, Zone sociali, Comuni e
territori non possono continuare a lavorare per compartimenti separati,
ciascuno con le proprie procedure, risorse e risposte. Sociale e sanitario
devono finalmente parlarsi e programmare insieme. Il Progetto di Vita
impone integrazione, coprogettazione, flessibilità e capacità di mettere a
sistema tutte le risorse disponibili.
In questo processo la Regione deve assumere una vera funzione di regia: non
limitarsi a ripartire finanziamenti, ma indicare obiettivi, costruire
modelli organizzativi omogenei, accompagnare i territori, verificare
l'attuazione e misurare i risultati. Perché il diritto a un Progetto di
Vita non può dipendere dal Comune o dal distretto sanitario nel quale una
persona vive. Le risorse, certamente, rappresentano un punto di forza. Nel
milioni di euro, oltre 11 milioni in più rispetto alla precedente
programmazione, con un incremento di circa il 25%. Ma sarebbe un errore
considerare l'aumento delle risorse come il risultato. Le risorse sono lo
strumento, Il risultato è ciò che cambia nella vita delle persone.
Dovremo quindi verificare quanti Progetti di Vita saranno concretamente
realizzati, quanto diminuiranno le attese, quante persone potranno
scegliere di vivere nella propria casa, quanto saranno realmente integrate
le risposte sanitarie e sociali e se riusciremo finalmente a superare
quella frammentazione che troppo spesso costringe le famiglie a diventare
esse stesse coordinatrici dei servizi. Su questo si misurerà il PRINA.
Resta poi una criticità sul metodo. La partecipazione delle associazioni
non nasce oggi. Nella scorsa legislatura abbiamo istituito Tavoli
permanenti con le associazioni rappresentative delle persone con
disabilità, proprio per rendere strutturale il loro coinvolgimento nella
costruzione delle politiche regionali.
Anche il precedente PRINA ebbe un iter di mesi, con audizioni e confronto.
Questa volta, invece, il percorso partecipativo è stato annunciato il 9
luglio e il Piano adottato dalla Giunta il 20 luglio. Tempi estremamente
compressi anche per l'Assemblea legislativa, che in Umbria è chiamata ad
approvare il Piano, e per l'opposizione, che non ha avuto un tempo congruo
per sviluppare un proprio confronto con associazioni e stakeholder.
La sfida che abbiamo davanti, dunque, non è spendere quasi 56 milioni. È
utilizzarli per cambiare un sistema. Se aumentano le risorse ma non cambia
il modo di lavorare, avremo finanziato di più lo stesso modello. Se invece
cambiano organizzazione, integrazione e capacità di ascolto, allora quelle
risorse potranno diventare davvero Progetti di Vita, autonomia e diritti
esigibili. Ed è questa la responsabilità che oggi chiediamo alla Regione di
assumersi fino in fondo".
