(AGENPARL) - Roma, 9 Luglio 2026 - direttiva europea"
"La direttiva europea sulla trasparenza retributiva è uno strumento
importante per rafforzare nei paesi membri il principio della parità di
retribuzione tra donne e uomini e garantire maggiore chiarezza nella
valutazione del lavoro di pari valore. Nel question time alla Camera
abbiamo chiesto alla ministra Calderone di chiarire per quale ragione nel
decreto legislativo di attuazione della direttiva non sia stato
esplicitamente inserito il criterio dell'«impegno», previsto invece dalla
normativa europea tra i parametri oggettivi e neutrali sotto il profilo del
genere. Si tratta di un aspetto rilevante, perché la corretta applicazione
della direttiva richiede criteri chiari per valorizzare il lavoro e
superare ogni possibile discriminazione".
Lo dichiarano la presidente di Azione Elena Bonetti e la vicepresidente
Giulia Pastorella.
"Il recepimento della direttiva europea deve garantire piena coerenza con i
principi indicati dall'Unione europea. L'esclusione del criterio
dell'«impegno» dal testo nazionale rischia di creare un'incertezza
applicativa su un elemento che può contribuire a una valutazione più
corretta del lavoro di pari valore", ha dichiarato Giulia Pastorella,
vicepresidente di Azione, illustrando il question time.
"La parità salariale si raggiunge costruendo strumenti efficaci di
trasparenza e controllo. Su questo l'Italia è arrivata prima di altri Paesi
europei perché disponeva già, con la certificazione della parità di genere,
di un impianto normativo adeguato ad accompagnare le imprese in un percorso
di cambiamento. Il recepimento della direttiva europea avrebbe dovuto
consolidare quella strada, non fare passi indietro riducendo alcuni
strumenti già previsti. La trasparenza deve riguardare tutte le posizioni e
tutte le fasi della carriera. E non è vero, come dice il governo, che nella
contrattazione collettiva c'è già tutto: senza una lettura trasparente di
tutta la progressione di carriera non si riesce a determinare se il salario
sia adeguato al lavoro realmente svolto e a scardinare il meccanismo che
produce discriminazioni.
Questo è il senso della direttiva europea e questo deve essere l'obiettivo
dell'Italia. Speriamo che il governo intervenga in questa direzione", ha
