(AGENPARL) - Roma, 5 Luglio 2026 - A distanza di alcuni anni dall’emergenza Covid-19, il dibattito sulla gestione della pandemia continua ad alimentare interrogativi politici e istituzionali. Tra i temi tornati al centro dell’attenzione vi è quello degli anticorpi monoclonali, terapie che, secondo alcuni osservatori, avrebbero potuto essere impiegate con maggiore tempestività nella fase iniziale dell’emergenza sanitaria.
La vicenda è riemersa anche alla luce dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia, che ha acquisito documenti, testimonianze e corrispondenza relativi ai rapporti tra istituzioni sanitarie, aziende farmaceutiche e Governo.
La senatrice Marinella Pacifico ricorda di aver sollevato la questione già il 29 dicembre 2020 con un’interrogazione parlamentare, chiedendo chiarimenti sui contatti tra Eli Lilly, AIFA, Ministero della Salute e Comitato Tecnico Scientifico in merito a una possibile fornitura di anticorpi monoclonali destinata ai pazienti italiani. Secondo la parlamentare, quella vicenda rappresenta non solo un caso di presunte occasioni mancate nella gestione dell’emergenza, ma anche un esempio di come il dibattito politico si sia evoluto negli anni, con posizioni che, a suo giudizio, sarebbero cambiate in funzione delle convenienze del momento.
In questa intervista, la senatrice ripercorre le tappe della vicenda, commenta gli elementi emersi nel corso dell’inchiesta parlamentare e offre la propria lettura delle responsabilità politiche e istituzionali, soffermandosi anche sul ruolo assunto dalle diverse forze politiche prima e dopo il cambio di maggioranza.
Domanda. Senatrice Pacifico, quando sollevò per la prima volta il tema dei monoclonali?
Pacifico: Il 29 dicembre 2020 presentai al Senato l’interrogazione n. 4-04708. Chiedevo chiarimenti sui contatti tra Eli Lilly, AIFA, Ministero della Salute e CTS riguardo una possibile fornitura di 10.000 dosi di anticorpi monoclonali per i pazienti italiani e domandavo le motivazioni delle scelte adottate.
Domanda. Qual era la sua preoccupazione principale?
Pacifico: L’interrogazione nasceva dal fatto che il trattamento con anticorpi monoclonali era già oggetto di grande attenzione internazionale e che, secondo le informazioni disponibili, vi sarebbe stata un’offerta concreta di dosi gratuite per i malati italiani. All’epoca però l’argomento fu sostanzialmente ignorato dalla maggioranza di governo e dalle forze che oggi siedono all’opposizione.
Domanda. Come risposero le istituzioni all’epoca?
Pacifico: Purtroppo non arrivò mai una risposta esaustiva. Nel 2025 ho riproposto pubblicamente quella stessa interrogazione in occasione della visita del Presidente Mattarella alla farmaceutica di Latina. Erano presenti i parlamentari locali della maggioranza, ma nessuno di loro mise in evidenza la vicenda né sollevò il caso dei monoclonali, nonostante si trovassero proprio nel territorio dove avrebbe potuto prodursi la cura. Un silenzio assordante che la dice lunga sulla coerenza di certi comportamenti.
Domanda. Negli anni successivi sono emersi elementi nuovi?
Pacifico: Sì. La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia ha acquisito documenti, email e testimonianze, tra cui quelle dell’ex direttore generale della Prevenzione Ranieri Guerra, che hanno fatto luce sui contatti dell’autunno 2020. Emerge un quadro di ritardi e valutazioni molto caute, mentre in altri Paesi si procedeva più rapidamente.
Domanda. È corretto affermare che l’Italia rifiutò una cura già disponibile?
Pacifico: Questo resta uno dei punti più controversi e dolorosi. Da una parte ci sono testimonianze che indicano una reale possibilità di ottenere dosi di monoclonali; dall’altra AIFA ha sempre sostenuto la necessità di ulteriori valutazioni scientifiche. Ciò che colpisce oggi è l’atteggiamento di chi, all’epoca, era all’opposizione.
Domanda. Si riferisce a Fratelli d’Italia?
Pacifico: Esattamente. Nel dicembre 2020 Fratelli d’Italia non sostenne con forza questa battaglia sui monoclonali, né mise particolare pressione sul governo Conte perché accettasse l’offerta. Oggi invece, da partito di governo e con in mano la Commissione Covid, FdI cavalca con vigore la vicenda, trasformandola in strumento di campagna elettorale e di consenso. Un cambio di posizione evidente, motivato più da opportunità politica che da coerenza con quanto accadde nel pieno dell’emergenza.
Domanda. Cosa sappiamo oggi sui monoclonali?
Pacifico: Nel febbraio 2021 AIFA autorizzò in via straordinaria l’uso di alcuni monoclonali (Eli Lilly e Regeneron), riconoscendone l’utilità per pazienti ad alto rischio nelle fasi precoci. Arrivarono con mesi di ritardo rispetto a quanto sarebbe stato possibile.
Domanda. Quale lezione dovrebbe lasciare questa vicenda?
Pacifico: Al di là delle interpretazioni tecniche, resta evidente la necessità di trasparenza nelle decisioni pubbliche durante le emergenze. Ma emerge anche un’altra lezione amara: quella dell’opportunismo di chi, all’epoca, non batté i pugni sul tavolo per salvare vite e oggi, per ragioni di consenso, usa la stessa storia come clava politica contro gli avversari di ieri. Fratelli d’Italia dovrebbe prima fare autocritica sul proprio silenzio del 2020 e sulla mancata occasione della visita presidenziale a Latina nel 2025, prima di ergersi a paladino della verità sui monoclonali. La credibilità nelle ricostruzioni storiche si misura con la coerenza, non con la convenienza elettorale.
