(AGENPARL) - Roma, 3 Luglio 2026 - Piacenza, 2 luglio 2026
*Oggetto: **Il masterplan come agenda della città pubblica. L'assessora
Adriana Fantini al convegno di Roma Urban Center*
Si è parlato anche del "Parco del Tempo" di Piacenza, il masterplan
elaborato per il comparto della Cittadella dello Sport in collaborazione
con il Politecnico di Milano, al convegno "Il masterplan nella
rigenerazione urbana. Strumento e agenda dell'agire urbanistico", promosso
dalla Città Metropolitana di Roma Capitale nell'ambito di DIAC Conference.
A portare questo contributo, intervenendo come relatrice all'evento
tenutosi nei giorni scorsi all'Urban Center della città capitolina,
l'assessora all'Urbanistica Adriana Fantini, che con i colleghi di Roma,
Palermo e Firenze ha partecipato al dibattito moderato da Giorgio Santilli,
direttore di "DIAC – Diario Infrastrutture Ambiente costruito", insieme al
giurista Pierluigi Mantini, a economisti, dirigenti dell'Agenzia del Demanio
e rappresentanti del Consiglio Nazionale degli Architetti e degli
Ingegneri, per confrontarsi sul ruolo di un nuovo tipo di "masterplan" come
strumento di governo delle trasformazioni urbane.
*Al centro del "Parco del tempo" lo spazio pubblico*
Nel suo intervento, Adriana Fantini ha rimarcato come il masterplan non sia
solo uno strumento tecnico, ma abbia valore "quando resta un'agenda capace
di affermare l'interesse pubblico prima delle singole funzioni, prima
ancora che i privati trovino la loro strada", sottolineando come questo
approccio assuma forme e scale diverse nei differenti contesti urbani
italiani. Il caso di Piacenza è stato portato come esempio virtuoso e
concreto di questo principio: il masterplan "Parco del Tempo" non nasce per
disciplinare i singoli interventi edilizi, ma per costruire — per la prima
volta — un'idea condivisa di città pubblica su un intero comparto urbano in
cui insistevano, isolati l'uno dall'altro, lo stadio Garilli, il
Polisportivo Franzanti, lo stadio del rugby e altre infrastrutture sportive
sortein tempi e con logiche differenti. Il lavoro, condotto dal Politecnico
di Milano su un'area di circa 250.000 metri quadri, ha messo al centro non
gli edifici esistenti ma lo spazio pubblico capace di connetterli,
restituendo identità e funzione a un comparto storicamente frammentato.
"A differenza dell'uso più diffuso del masterplan nella pratica progettuale
— spesso come strumento a servizio di un singolo intervento o operatore —
quello adottato a Piacenza – ha spiegato Fantini – è un uso pianificatorio:
una visione olistica delle ricadute pubbliche sull'intero comparto, non
degli interventi privati che vi troveranno spazio. Il Parco del Tempo si
configura infatti come un programma capace di accompagnare un cambiamento che
deve essere attivato e armonizzato, non come un disegno rigido da eseguire".
*Masterplan e Accordo Operativo: due strumenti, due logiche*
Un passaggio centrale nell'intervento di Fantini ha riguardato la
distinzione tra il masterplan e l'accordo operativo, introdotto dalla legge
regionale 24. "Non sono due fasi dello stesso processo, ma due strumenti di
natura diversa", ha ribadito l'assessora: "Mentre l'accordo operativo nasce
da una contingenza specifica — un operatore, un'opportunità, un piano
economico-finanziario già delineato — il masterplan nasce da un'agenda
aperta, che non predetermina ogni tappa del cambiamento fin dall'inizio. È
proprio questa visione pubblica condivisa, una volta costruita, a rendere
possibile l'attivazione di partenariati pubblico-privati coerenti con il
disegno complessivo del comparto — come nel caso del Polisportivo Franzanti
a Piacenza, dove l'operazione privata ha trovato posto all'interno di una
cornice di senso pubblico che il masterplan inquadra".
Da qui una precisazione di metodo che l'assessora ha voluto sottolineare
con chiarezza: il masterplan non deve in alcun modo trasformarsi in uno
strumento attuativo della pianificazione ordinaria, sovrapponendosi o
irrigidendosi come gli strumenti normati. Deve restare, al contrario, uno
strumento che ciascuna Amministrazione può calibrare alla scala più
opportuna — dalla città metropolitana fino ai centri urbani medio-piccoli —
mantenendo la propria natura di agenda aperta e non di atto vincolante".
Il convegno si inserisce nel percorso di riflessione promosso da Roma Urban
Center e DIAC sugli strumenti dell'agire urbanistico contemporaneo, in un
momento in cui il dibattito nazionale sulla rigenerazione urbana si
confronta sempre più spesso con la ricerca di nuovi equilibri tra
pianificazione pubblica e iniziativa privata.



