(AGENPARL) - Roma, 26 Giugno 2026 - "Questa proposta prende una minoranza di elettori e la traveste da maggioranza: consegna la maggioranza assoluta dei seggi a chi si ferma al 42 per cento dei voti, in un Paese dove alle ultime elezioni politiche ha votato il 64 per cento degli aventi diritto e alle europee meno di un elettore su due. Quel 42 per cento può valere poco più di un quarto degli italiani. La domanda, allora, non è tecnica ma politica: dov'è il confine tra un premio e una distorsione?". Lo dichiara Paolo Ciani, vice capogruppo del Pd-Idp e segretario di Demos, intervenuto alla Camera nella discussione generale sulla riforma della legge elettorale.
"Non avete coraggio di cambiare la Costituzione dopo la sconfitta al referendum, ma volete surrettiziamente inserire il premierato: fate però attenzione al vostro culto per il capo, perché arriva sempre un capo più capo degli altri", continua. "La parola governabilità, che la maggioranza ripete in ogni intervento, nella Costituzione non esiste: esiste invece l'articolo 1 che sostiene che la sovranità appartiene al popolo. E la Corte costituzionale un confine lo ha già tracciato: la rappresentanza si può correggere, non si può capovolgere. Lo stesso tetto previsto dal testo, pensato per impedire alla coalizione premiata di eleggere da sola il Presidente della Repubblica e i giudici della Consulta, è la prova che la distorsione è già dentro il meccanismo: è una norma scritta per proteggersi da sé stessi", prosegue Ciani.
"Ma la ferita più profonda è quella che tocca il legame tra elettori ed eletti. Cancellando i collegi e mantenendo le liste bloccate, senza preferenze, a scegliere chi siede in Parlamento non sono i cittadini ma le segreterie di partito, contro lo spirito dell'articolo 67 della Costituzione. In un Paese in cui vota a stento un cittadino su due, togliere la preferenza significa dire agli italiani: il partito sceglietelo voi, ma chi vi rappresenta lo decidiamo noi. Non è così che si combatte l'astensione, è così che la si alimenta. E l'obbligo di indicare il candidato premier, introduce per legge ordinaria un premierato surrettizio e riduce il Capo dello Stato a un notaio", aggiunge.
"Non siamo contrari a una riforma elettorale: siamo contrari a questa riforma, scritta da una parte sola e ritagliata sulla convenienza di chi la scrive. Sbagliata nel metodo, nell'impianto e nel messaggio, come accaduto per la riforma sulla giustizia. Le regole del gioco non appartengono alla maggioranza di turno, appartengono a tutti, e una legge elettorale non si scrive contro l'opposizione. La rappresentanza non è un impiccio, è la sostanza della democrazia. Per questo la contrasteremo, in Aula e nel Paese», conclude Ciani.
Roma, 26 giugno 2026