(AGENPARL) - Roma, 23 Giugno 2026 - TEHERAN – La Repubblica Islamica dell’Iran ha delineato con estrema chiarezza le proprie condizioni per l’attuazione del Memorandum d’intesa recentemente raggiunto con gli Stati Uniti attraverso la mediazione di Pakistan e Qatar. Il messaggio lanciato da Teheran è netto: Washington ha l’obbligo di eliminare integralmente il regime sanzionatorio imposto contro la Repubblica Islamica e di garantire il rispetto di una serie di impegni politici, economici e militari che costituiscono la base del nuovo processo negoziale.
Nel corso della conferenza stampa settimanale, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono tenuti a revocare tutte le sanzioni primarie e secondarie, comprese quelle adottate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e quelle collegate alle attività dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
Una posizione che riflette la volontà iraniana di trasformare il memorandum non in una semplice dichiarazione d’intenti, ma in un accordo operativo capace di modificare concretamente il quadro delle relazioni tra Teheran e Washington dopo anni di tensioni, sanzioni e confronti indiretti.
Secondo quanto riferito dal portavoce iraniano, una prima apertura sarebbe già arrivata attraverso una licenza temporanea concessa dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro statunitense, che prevede per sessanta giorni un’esenzione dalle restrizioni nei settori petrolifero, petrolchimico e dei derivati energetici iraniani.
Ma per Teheran si tratta soltanto di un primo passo.
La leadership iraniana ritiene infatti che il successo dell’intesa dipenda dalla capacità degli Stati Uniti di procedere verso uno smantellamento più ampio dell’apparato sanzionatorio costruito negli ultimi anni, consentendo all’economia iraniana di tornare pienamente nei circuiti finanziari e commerciali internazionali.
Accanto al dossier economico emerge con forza il capitolo della sicurezza regionale.
Baghaei ha ribadito che la cessazione delle ostilità in Libano rappresenta una componente essenziale del memorandum e che Washington non può sottrarsi alle proprie responsabilità rispetto alle continue operazioni israeliane nel Paese dei Cedri.
Teheran sostiene che la fine delle violazioni del cessate il fuoco costituisca una condizione imprescindibile per consolidare il processo di de-escalation avviato nelle ultime settimane.
In tale contesto assume particolare rilievo la decisione adottata durante i colloqui tecnici svoltisi in Svizzera di istituire una “cellula di de-escalation” incaricata di monitorare e sostenere la stabilizzazione del Libano. Un meccanismo che coinvolgerebbe Iran, Stati Uniti, mediatori regionali e governo libanese.
L’Iran, tuttavia, respinge qualsiasi tentativo di ampliare il negoziato al proprio programma missilistico.
«Le capacità missilistiche e di difesa della Repubblica Islamica non sono negoziabili e non lo saranno mai», ha affermato Baghaei, chiudendo ogni spazio a possibili interpretazioni riguardo a concessioni sul sistema deterrente iraniano.
Anche il dossier nucleare rimane, almeno per il momento, in una fase interlocutoria.
Secondo Teheran, la questione non è stata affrontata nei colloqui svizzeri e potrà essere esaminata soltanto dopo aver verificato il rispetto delle clausole preliminari del memorandum, comprese la fine delle ostilità, la tutela della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz, la possibilità di esportare petrolio e lo sblocco dei beni congelati della Repubblica Islamica.
Particolarmente significativa appare inoltre la posizione assunta sull’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
Il portavoce iraniano ha escluso qualsiasi visita ispettiva dell’AIEA agli impianti nucleari danneggiati durante quella che Teheran definisce “l’aggressione israelo-americana”, precisando che non esiste alcun protocollo concordato in tal senso e che il Paese continuerà ad applicare esclusivamente gli obblighi previsti dal Trattato di Non Proliferazione.
Sul piano militare, il memorandum prevede inoltre una delle richieste più sensibili avanzate dall’Iran: il progressivo ridimensionamento della presenza militare statunitense nelle aree circostanti il territorio iraniano.
Secondo Baghaei, entro trenta giorni dalla conclusione di un eventuale accordo definitivo, le forze americane dovrebbero avviare un processo di ritiro dalle zone considerate strategicamente più vicine alla Repubblica Islamica. Parallelamente, Washington si sarebbe impegnata a non incrementare ulteriormente il proprio dispositivo militare regionale durante il periodo negoziale.
Resta tuttavia elevato il livello di diffidenza reciproca.
Teheran continua a ricordare il precedente del ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nucleare del 2015 e insiste sul principio della reciprocità assoluta degli impegni.
«Se gli Stati Uniti non rispetteranno i propri obblighi, non dovranno aspettarsi che l’Iran agisca unilateralmente», ha affermato Baghaei, sintetizzando la posizione della leadership iraniana.
Sul fronte diplomatico, infine, emerge un nuovo elemento di tensione. L’Iran ha confermato che il previsto incontro quadrilaterale con Stati Uniti, Pakistan e Qatar in Svizzera non è stato ripreso dopo la pausa dei lavori a causa delle minacce provenienti da Washington.
Da quel momento, i contatti sono proseguiti esclusivamente attraverso i mediatori.
Una scelta che dimostra come il dialogo tra i due storici avversari rimanga estremamente fragile e dipendente dagli sviluppi politici e militari della regione.
Nonostante ciò, il memorandum rappresenta il tentativo più ambizioso degli ultimi anni di costruire un nuovo equilibrio tra Washington e Teheran. Un equilibrio che passa non soltanto attraverso il dossier nucleare, ma anche attraverso il futuro del Libano, la sicurezza del Golfo Persico, il controllo dello Stretto di Hormuz e la ridefinizione della presenza americana in Medio Oriente.
La partita è appena iniziata, ma il messaggio dell’Iran è già inequivocabile: nessuna concessione unilaterale, nessun negoziato sulle capacità difensive e piena attuazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti.