(AGENPARL) - Roma, 20 Giugno 2026 - e Marzabotto
La cerimonia inaugurale con rappresentanti delle istituzioni e i
sopravvissuti alla strage
Scritto da Walter Fortini, sabato 20 giugno 2026 alle 15:04
La memoria si fa "passo dopo passo", ricorda il volantino della
giornata di inaugurazione di Cammino '44, un sentiero lungo 188 chilometri
da percorrere a piedi e che unisce fisicamente Pietrasanta e Sant'Anna di
Stazzema in Toscana con Monte Sole e Marzabotto in Emilia Romagna, due
luoghi dove, nel 1944, si sono consumate le più atroci stragi naziste e
fasciste della storia italiana. Almeno 560 furono le persone trucidate nel
paese toscano (394 gli identificati) e 770 nella località dell'Emilia
Romagna.
Il cammino è stato inaugurato oggi, con una ventina di camminatori,
giovani e meno giovati, che da Pietrasanta sono partiti verso l'Emilia
Romagna: . tredici tappe, dodici giorni per attraversarle, tre diverse
province e sedici Comuni uniti. E per il taglio del nastro c'erano sindaci
e istituzioni C'erano le due Regioni, che questo progetto l'hanno
fortemente voluto. C'era Liberation Route Italia, perché il percorso entra
a far parte dei sentieri della Liberazione che collegano, in tutta Europa,
i principali luoghi attraversati dalle forze alleate tra il 1943 e il 1945.
C'erano i superstiti ancora oggi in vita della strage di Sant'Anna: Adele e
Mancini. Così l'evento è diventato un viaggio anche nella memoria e nella
storia.
Cammino '44 del resto non è un solo un cammino, come tanti altri ce ne
possono essere: lungo quei sentieri di memoria che diventano un
pellegrinaggio laiuco ogni passo ha un peso e ogni luogo conserva una
storia, spesso tragica o di grande generosità, da raccontare e tramandare.
Per dirla con Piero Calamandrei, che invitava a cercare la Costituzione
sulle montagna dove caddero i partigiani e nei campi dove furono impiccati,
percorrere quei sentieri è un po' come viaggiare nelle radici antifasciste
della nostra repubblica. Ad ottanta anni dalla sua nascita.
Quel sentiero unisce luoghi di strage e di eccidio. Attraversa la Linea
Gotica, lungo cui alla fine della Seconda Guerra Mondiale alleati e
tedeschi si sono fronteggiati. Dall'armistizio dell'8 settembre 1943 alla
Liberazione del 25 aprile 1945 l'Italia si trovò infatti per venti mesi
divisa ed occupata: il Sud liberato da britannici e statunitensi e il
Centro Nord occupato dai nazisti. Venti mesi di lotta partigiana ma anche
di stragi nazifasciste sui civili, venti mesi in cui militari italiani (650
mila) dissero "no" a combattere nelle file tedesche e della Repubblica
di Salò e che per questo, in dispregio alla Convenzione di Ginevra, furono
imprigionati e costretti al lavoro coatto. Talvolta uccisi in modo
sommario. Venti mesi in cui l'umanità ha spesso toccato il fondo e in cui
molti si sono immolati per la libertà delle future generazioni.
Anche di questo si è parlato oggi a Pietrasanta, a Valdicastello Carducci
e a Sant'Anna di Stazzema.
Il sindaco di Pietrasanta sa che quei 188 chlometri di cammino sono un
ricordo di morte. "E non va dimenticato" ammonisce.. "Quel ricordo –
aggiunge – deve però diventare esperienza di vita, simbolo di pace e
liberazione.
Il sindaco Stazzema parla dei tanti partigiani che lungo quei sentieri
hanno donato la loro vita. La sindaca di Marzabotto punta l'indice verso il
rischio che la memoria diventi cimelio mentre invece deve rimanere viva ed
essere utilizzata un filtro per guardare il presente. Ricorda anche come
parte della responsabilità di quelle stragi nazifascista fu italiana.
L'assessora alla cultura della memoria della Toscana, Alessandra Nardini,
lancia un monito contro il revisionismo, contro l'indifferenza, contro i
silenzi di comodo. L'assessora alla cultura dell'Emilia Romagna, Gessica
Allegni, sviluppa ulteriormente il concetto, sottolineando come la memoria
possa aiutare ad essere più umani e a non distrarre lo sguardo da quello
che tragicamente ci accade attorno. L'antifacismo, si sofferma, è una
responsabilità istituzionale.
"La Toscana da sempre dedica grande impegno nel coltivare la memoria
durante tutto l'anno e non farne solo un momento di celebrazione e
commemorazione" ricorda il presidente Eugenio Giani, che per impegni
istituzionali non ha potuto partecipare all'iniziativa inaugurale.
"Stazzema – dice – è uno degli ottantatré comuni toscani in cui, dal
giugno del 1944 all'aprile del 1945, furono compiuti 280 eccidi
nazifascisti. La memoria deve essere monito contro il perpetrarsi di guerre
ed orrori".
Marzabotto e Sant'Anna di Stazzema erano già uniti da tempo da un
gemellaggio. Da oggi lo sono anche fisicamente.
Intanto chi quell'eccidio l'ha vissuto, lo ricorda. E le parole diventano
come un pugno nello stomaco. Intervistato dallo storico Mirco Carratteri,
Mirco Marsilli ripercorre quella tragica mattina del 12 agosto 1944.
"Abitavamo a Pietrasanta – dice – ma per paura dei rastrellamenti
tedeschi nonno ci portò a Sant'Anna,sulla montagne", considerata un
luogo sicuro. Una scelta fatta da tanti altri e un destino beffardo. I
tedeschi li chiusero nella stalla, "Mamma – ricorda – aveva gli occhi
sbarrati. Mi mise a calvalcioni su due pietre sopra la porta di ingresso,
dicendo di stare lì fermo". I soldati iniziarono a sparare e Genny, la
mamma, scagliò uno zoccolo contro un soldato per evitare che si accorgesse
del figlio. Intanto la stanza fu data al fuoco. Mario sopravvisse, ma per
almeno un anno. "Non posso perdonare" ammette. Poi la guerra fini, la
vita riprese e fino agli anni Novanta del Novecento, "nonostante i
racconti, in tanti si dimenticarono di Sant'Anna" ricorda Mario. Se ne
dimenticarono anche nelle stanze dei tribunali, almeno fino al rinvenimento
e riapertura degli oramai famoso armadio delle vergogna, dove nel 1947,
all'interno della Procura generale militare, una mano ignota nascose i
fascicoli con indicazioni sui responsabili materiali di stragi ed eccidi.
A pochi chilometri di distanza Enio Mancini, tra i fondatori
dell'Associazione Martiri di Sant'Anna, anche lui sopravvissuto alla
strage, ricorda i bambini che quella mattina, nel giro di poche ore, hanno
smesso di vivere.
"A scuola il mese dopo saremmo dovuti essere quarantadue e ci ritrovammoo
in appena dodici". Parla sotto un alberto all'ombra, lungo il torrente
che costeggia ValdiCastello Carducci, il paese con la casa natale del poeta
Giosuè. Accanto il monumento che ricorda trentadue paesani vittime della
guerra, tra il 1942 e il 1944.
Il sentiero verso Sant'Anna e Marzabotto passa da lì, stretto tra le
montagne e le antiche miniere, punteggiato da formelle in bronzo realizzate
dagli studenti dell'istituto artistico Lazzeri che con le immagini provano
a raccontare quella tragedia.
Tedeschi, guidati sul posto da fascisti italiani, uccisero quella mattina
il prete Innocenzo, che implorava i soldati di risparmiare la sua gente.
Uccisero più di un prete. Uccisero Anna Pardini, l'ultima nata del paese
che aveva appena venti giorni. Uccisero Evelina, che quella mattina aveva
le doglie del parto. Uccisero gli otto fratellini Tucci con la loro mamma.
Su 560 vittime, centotrenta furono bambini. Una quarantina si salvarono:
per fortuna, perché nascosti o, a volte, per la pietà di qualche soldato
che li invitò a scappare. Ma furono poche eccezioni. Quel giorno si uccise
chiunque e ovunque senza pietà: con le raffiche delle mitragliatrici, con
colpi di pistola a bruciapelo, con i lanciafiamme, inferendo sui corpi dei
bambini come al tiro al piattello e sulle donne in dolce attesa. Poi, in
quel luogo di morte e sterminio, nel 2000 è nato il Parco nazionale della
pace di cui Enio Mancini è stato anche presidente.
Aveva sei anni quel 12 agosto. "Ho raccontato per tanto tempo la storia
di Sant'Anna ai bambini di tutto il mondo" dice. "Il problema sono le
ideologie e non i popoli – ammoniva già anni fa -. Ho tanti amici tedeschi
ed ho visto piangere tanti ragazzi tedeschi davanti al sacrario di
Sant'Anna". La consapevolezza educa alla pace e cancella il rancore Ma
proprio non si capacita di quello che oggi succede a Gaza e nel Libano.
"Mi meraviglio di Israele – si rammarica, con il groppo alla gola -. Gli
ebrei hanno patito orrori e genocidio ed ora sono colpevoli di crimini
altrettanto efferati, dove a morire sono di nuovo i bambini".
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