(AGENPARL) - Roma, 16 Giugno 2026 - "La scelta di depositare un testo mentre le urne erano ancora aperte per il referendum è un segnale politico preciso – sottolinea – così come il mancato reale confronto con le opposizioni, a fronte di presunti appelli al dialogo che nei fatti si sono rivelati inesistenti. Tutto è stato deciso nei vertici di Palazzo Chigi, con testi blindati e già definiti".
Per Bonafè "si ripete lo stesso schema già visto con la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, approvata nella stessa identica versione uscita dal Consiglio dei ministri. Un metodo che conferma l'assenza di reale ascolto e confronto parlamentare. Pensavamo che la sberla ricevuta dagli italiani con il referendum fosse stata una lezione. Ma non è stato così. La compressione dei tempi e l'accelerazione dei lavori parlamentari confermano un'impostazione sbagliata, mentre il Paese ha tutt'altre priorità: lavoro, salari, liste d'attesa e una produzione industriale ancora ferma. Senza il Pnrr il paese sarebbe in recessione. Nonostante alcuni rimaneggiamenti – conclude – restiamo davanti a un testo profondamente sbagliato e incostituzionale. Vorremmo discuterlo realmente nel merito, ma non nutriamo grandi aspettative dopo le forzature che stiamo continuando a vedere in commissione".
Roma, 16 giugno 2026