(AGENPARL) - Roma, 13 Giugno 2026 - Nel 2026 la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti decide di tornare nella Terra dei Fuochi, non per un atto simbolico, ma per riaprire un dossier che da trent’anni racconta la parte più oscura del rapporto tra criminalità, istituzioni e territorio. La decisione matura dopo settimane di riunioni interne, audizioni tecniche e acquisizioni documentali: i commissari si rendono conto che il quadro attuale non è più quello fotografato dalle prime inchieste degli anni Novanta, né quello che aveva portato all’adozione del decreto-legge 136 del 2013, la norma che per la prima volta aveva riconosciuto giuridicamente l’esistenza della “Terra dei Fuochi” e avviato la mappatura dei terreni agricoli.
A guidare il lavoro è il presidente Jacopo Morrone, affiancato dai relatori Gerolamo Cangiano e Carmela Auriemma, incaricati di redigere una nuova relazione che non si limita a ripercorrere la storia dei roghi e degli interramenti, ma vuole capire come siano cambiate le rotte criminali, quali siano oggi le criticità più gravi e quali rischi emergano dalla matrice acqua, un tema che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nelle indagini ambientali. È proprio Morrone, nella seduta dell’11 giugno 2026, a comunicare che la Commissione ha predisposto un testo provvisorio intitolato “Relazione sulla Terra dei Fuochi: evoluzione delle rotte criminali dei rifiuti e criticità emergenti della matrice acqua”, che sarà inviato a tutti i commissari per osservazioni e integrazioni entro il 17 giugno.
La missione sul territorio viene fissata per il 24 e 25 giugno 2026, nelle province di Napoli e Caserta, cuore storico del disastro ambientale. È qui che negli anni Ottanta e Novanta la camorra, in particolare il clan dei Casalesi, aveva trasformato lo smaltimento illecito dei rifiuti industriali in un business miliardario, interrando fanghi tossici, solventi, scarti chimici e rifiuti sanitari in cave dismesse, terreni agricoli e aree rurali. È qui che erano nati i roghi notturni, quei fuochi che illuminavano la campagna e che avevano dato il nome all’area. Ed è qui che ancora oggi, nonostante sequestri, bonifiche e interventi normativi, persistono micro-sversamenti, incendi localizzati, discariche abusive e contaminazioni delle falde.
La Commissione vuole verificare sul campo lo stato delle bonifiche avviate dopo il 2013, quando il decreto-legge 136 aveva imposto la mappatura dei terreni e l’avvio dei primi interventi di risanamento. Molti di quei progetti, però, sono rimasti incompleti o rallentati da contenziosi, sequestri giudiziari, mancanza di fondi o difficoltà tecniche. I commissari vogliono capire quali aree siano state effettivamente bonificate, quali siano ancora contaminate e quali necessitino di nuovi campionamenti. Vogliono ascoltare le procure di Napoli Nord e Santa Maria Capua Vetere, che negli ultimi anni hanno condotto indagini cruciali sui traffici di rifiuti speciali; le prefetture, che coordinano le attività di controllo; ARPA Campania, che monitora suolo, aria e acqua; i sindaci dei comuni più colpiti; i comitati civici che da anni denunciano roghi, sversamenti e omissioni.
La missione prevede sopralluoghi nelle aree più sensibili: le ex discariche di Giugliano, le cave di Casal di Principe, i terreni agricoli di Caivano e Acerra, i canali e i corsi d’acqua dove sono state rilevate tracce di solventi e metalli pesanti. La Commissione vuole verificare anche la situazione delle falde, perché negli ultimi anni le indagini hanno mostrato che la contaminazione non riguarda più solo il suolo, ma si sta spostando in profondità, con rischi potenziali per l’agricoltura, gli allevamenti e la salute pubblica.
Il perché di questa missione è chiaro: la Terra dei Fuochi non è un capitolo chiuso. È un fenomeno che si è trasformato, che ha cambiato modalità e attori, ma che continua a produrre danni ambientali e sociali. Le rotte criminali non sono scomparse: si sono frammentate, hanno trovato nuovi intermediari, si sono adattate ai controlli. Le bonifiche non hanno cancellato il passato: in molti casi lo hanno solo coperto. E la matrice acqua, oggi, rappresenta la nuova frontiera dell’emergenza.
La Commissione vuole aggiornare il quadro delle responsabilità, capire cosa non ha funzionato, individuare le criticità ancora aperte e proporre interventi concreti. Vuole farlo ascoltando tutti: magistrati, tecnici, amministratori, cittadini. Vuole farlo tornando nei luoghi dove tutto è cominciato, perché solo guardando da vicino ciò che resta dei veleni del passato è possibile capire come affrontare il presente.
Il documento ufficiale da cui nasce questa missione è disponibile qui: https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2026/06/11/leg.19.bol0693.data20260611.pdf