(AGENPARL) - Roma, 12 Giugno 2026 - Negli ultimi cinque anni la Puglia ha vissuto una trasformazione profonda e dolorosa, segnata dall’avanzata della Xylella fastidiosa, dalla distruzione di milioni di ulivi secolari e da un progressivo indebolimento della filiera olivicola. La malattia, introdotta nel Salento e diffusasi verso nord, ha compromesso un patrimonio agricolo e paesaggistico unico, alterando l’economia rurale e generando un crollo del valore fondiario in vaste aree della regione. Parallelamente, il mercato dell’olio extravergine d’oliva ha subito un aumento delle importazioni, un calo dei prezzi e un incremento delle frodi, documentate dalle operazioni dell’ICQRF, che hanno evidenziato un sistema vulnerabile e spesso manipolato attraverso irregolarità sull’origine e sulla qualità del prodotto.
La Xylella fastidiosa, sottospecie Pauca ST53, ha colpito oltre dieci milioni di ulivi, secondo le stime scientifiche del CNR e dell’Osservatorio Fitosanitario regionale, trasformando il paesaggio salentino in un mosaico di tronchi secchi e campi abbandonati. Le aree infette, inizialmente concentrate nel basso Salento, si sono estese progressivamente verso nord, fino a raggiungere la provincia di Bari e, più recentemente, il Foggiano, dove nel 2025 sono stati individuati nuovi focolai che hanno imposto l’istituzione di ulteriori zone cuscinetto e misure di contenimento. Le direttive fitosanitarie regionali, aggiornate al 2026, prevedono lavorazioni obbligatorie del terreno, monitoraggi periodici, eradicazioni e reimpianti con varietà resistenti come Leccino e FS17, che mostrano una maggiore tolleranza al batterio. Tuttavia, la perdita degli ulivi secolari, molti dei quali monumentali, ha generato un impatto irreversibile sul paesaggio e sull’identità culturale della regione.
La distruzione degli ulivi ha avuto conseguenze economiche rilevanti. Le superfici colpite superano i 180.000 ettari e le perdite economiche, tra mancati raccolti, espianti e reimpianti, superano il miliardo di euro. La scomparsa degli ulivi secolari ha determinato un crollo del valore dei terreni agricoli nelle zone più colpite, con fenomeni di svendita di poderi, masserie e appezzamenti un tempo considerati patrimonio identitario. La desertificazione del paesaggio, aggravata dalla riduzione della biodiversità e dall’abbandono agricolo, ha favorito l’ingresso di investitori esterni interessati a terreni svalutati, alterando gli equilibri socioeconomici delle comunità rurali.
Parallelamente alla crisi fitosanitaria, il mercato dell’olio extravergine d’oliva ha subito un progressivo indebolimento. La produzione italiana, pari a 234 milioni di litri, non copre i consumi interni, che raggiungono 461 milioni di litri, mentre le importazioni hanno superato i 545 milioni di litri annui. Questo squilibrio strutturale, certificato da ISMEA e dalla Commissione Europea, ha contribuito a deprimere i prezzi e a rendere il mercato vulnerabile a frodi e manipolazioni. Le relazioni annuali dell’ICQRF documentano un aumento delle irregolarità nel settore oleario negli ultimi cinque anni: sequestri di oli deodorati venduti come extravergini, miscelazioni non dichiarate, falsificazioni dell’origine, violazioni della tracciabilità e manipolazioni documentali nelle fasi di importazione. Le analisi isotopiche e le tecniche di laboratorio avanzate utilizzate dall’ICQRF hanno confermato che una quota significativa delle irregolarità riguarda proprio l’origine dichiarata degli oli, con partite estere etichettate come italiane attraverso procedure di trasformazione minima o documentazione alterata.
Il legame tra Xylella e crisi del mercato dell’olio è diretto. La distruzione degli ulivi secolari ha ridotto la produzione locale, mentre l’aumento delle importazioni ha alterato l’equilibrio del mercato. La Puglia, che per secoli ha rappresentato il cuore dell’olivicoltura italiana, oggi mostra un paesaggio a due velocità: da un lato distese di ulivi secchi e campi abbandonati, dall’altro tentativi di rigenerazione attraverso varietà resistenti e nuove tecniche agronomiche. Tuttavia, la rinascita è lenta e non compensa la perdita del patrimonio arboreo secolare, né il crollo del valore economico dei terreni colpiti. La combinazione di epidemia fitosanitaria, frodi commerciali, importazioni massicce e svalutazione dei terreni ha creato una crisi sistemica che richiede interventi coordinati: rafforzamento dei controlli doganali, revisione delle norme sull’origine, investimenti nelle tecnologie di tracciabilità, sostegno ai reimpianti e una strategia nazionale che valorizzi la qualità reale dell’olio italiano. Senza queste misure, la Puglia rischia di perdere definitivamente una parte della sua identità agricola e culturale, mentre il mercato dell’olio continuerà a essere vulnerabile a distorsioni e manipolazioni.
🔗 LINK ISTITUZIONALI UFFICIALI
Regione Puglia – Osservatorio Fitosanitario, Xylella fastidiosa https://www.emergenzaxylella.it
ICQRF – Relazioni annuali sui controlli antifrode https://www.politicheagricole.it/ICQRF
ISMEA – Olio d’oliva, dati e mercati https://www.ismea.it
Commissione Europea – Olio d’oliva, dati di mercato https://agriculture.ec.europa.eu/data-and-analysis/markets/olive-oil_it (agriculture.ec.europa.eu )