(AGENPARL) - Roma, 12 Giugno 2026 - Il nuovo rapporto “L’economia della Puglia” della Banca d’Italia, aggiornato ai dati disponibili al 29 maggio 2026 e presentato il 10 giugno, restituisce un quadro che va oltre la semplice difficoltà congiunturale: il valore aggiunto dell’agricoltura regionale crolla del –28,7%, un dato che non si registrava da decenni e che segna una frattura profonda nella struttura produttiva pugliese. La crisi non riguarda soltanto il settore primario, perché anche l’industria arretra del –16,8%, segnale evidente che la contrazione agricola sta già producendo effetti a catena sulle imprese di trasformazione, sulla logistica e sulle attività collegate. Secondo Confindustria Foggia, la situazione rischia di diventare strutturale e di compromettere la capacità della Capitanata, cuore cerealicolo e agroalimentare della regione, di generare valore, occupazione e competitività.
La radice più profonda di questa crisi è la variabile idrica. Il 2025 è stato un anno segnato da una scarsità d’acqua senza precedenti, con riserve ai minimi storici, irrigazione razionata e aziende costrette a ridurre o abbandonare intere superfici coltivate. Le rese sono crollate in comparti chiave come cereali, ortofrutta, olivicoltura e viticoltura delle aree interne. La Puglia, già esposta a uno stress idrico cronico, ha pagato un prezzo più alto rispetto ad altre regioni del Mezzogiorno, perché la mancanza d’acqua non è stata un evento episodico ma un fattore strutturale che ha inciso sulla produttività, sulla qualità e sulla capacità delle aziende di programmare.
A questa emergenza si è sommato l’aumento dei costi dei fattori produttivi. L’Italia, secondo Eurostat, è uno dei pochi Paesi europei in cui i costi agricoli continuano a crescere (+2%), mentre altrove sono in calo. Per gli agricoltori pugliesi questo significa energia più cara, fertilizzanti più costosi, trasporti più onerosi e margini sempre più compressi. La redditività si riduce, gli investimenti vengono rinviati, la manutenzione delle strutture rallenta, il personale stagionale diminuisce e, nei casi più gravi, le aziende cessano l’attività.
Il comparto cerealicolo è emblematico di questa spirale negativa. Le importazioni di grano duro sono aumentate del +40% dal 2022, con arrivi da Paesi extra‑UE che entrano nel mercato a prezzi più bassi e con standard produttivi non sempre equivalenti a quelli europei. Questo fenomeno deprime i prezzi interni, riduce la competitività del prodotto locale e indebolisce la filiera molitoria e pastaria, storicamente alimentata dal grano pugliese. Non sorprende che proprio oggi, 12 giugno, la CIA Puglia abbia organizzato un flash mob al porto di Bari per denunciare la concorrenza sleale e chiedere controlli più rigorosi sulle importazioni.
Il crollo dell’agricoltura non resta confinato ai campi. La Puglia ha una filiera agroalimentare complessa che comprende trasformazione, logistica portuale e interportuale, export verso Balcani, Grecia e Nord Africa, oltre a servizi collegati come manodopera, trasporti e packaging. Quando la produzione primaria arretra del –28,7%, l’intero sistema entra in sofferenza. Le imprese di trasformazione devono acquistare materia prima fuori regione o all’estero, con costi maggiori e minore stabilità delle forniture. Il porto di Bari, snodo strategico per il traffico cerealicolo, vede aumentare le importazioni e diminuire il valore aggiunto generato dalla filiera locale. L’occupazione stagionale si riduce, con un impatto sociale significativo nelle aree rurali.
La combinazione di crisi idrica, aumento dei costi, calo della produzione, importazioni in crescita, fragilità industriale e volatilità dei mercati configura un rischio sistemico per la Puglia. Non si tratta di una crisi ciclica destinata a rientrare con una buona annata agricola, ma di un cambiamento strutturale che richiede interventi urgenti e coordinati. Servono investimenti nelle infrastrutture idriche, politiche di sostegno mirate, strumenti di gestione del rischio climatico, innovazione tecnologica e controlli più rigorosi sulle importazioni. È necessaria una strategia regionale integrata che tenga insieme agricoltura, industria, logistica e export, perché la tenuta della filiera agroalimentare pugliese non è solo una questione economica, ma un elemento identitario e sociale che riguarda l’intero territorio.
🔗 Fonti ufficiali
- Banca d’Italia – Rapporto “L’economia della Puglia 2026”
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2026/puglia(bancaditalia.it ) - Eurostat – Agricultural price indices 2026 https://ec.europa.eu/eurostat
- CIA Agricoltori Italiani – Mobilitazione Puglia https://www.cia.it
- Confindustria Foggia – Analisi economica territoriale https://www.confindustriafoggia.it