(AGENPARL) - Roma, 10 Giugno 2026 - "Le parole hanno un peso, e un ministro della Repubblica lo sa bene. Sentire dal titolare del Viminale l'espressione "stranieri di seconda generazione" riferita a cittadini italiani — nati, cresciuti e formati in questo Paese — non è una svista lessicale: è una scelta politica. Una scelta che nega la cittadinanza reale di centinaia di migliaia di persone che hanno tutto il diritto di essere chiamati semplicemente italiani. Come deputata della Repubblica italiana, mi permetto di ricordare al ministro che anche io rientro in quella categoria che lui definisce "stranieri". Evidentemente, per questa visione etno-nazionalista della cittadinanza, conta solo il principio di discendenza e il vincolo di sangue. Che fa Ministro vuole iniziare a parlare apertamente di deportazioni e Remigrazione anche lei? E quindi no Ministro Piantedosi, non sono straniera di seconda generazione. Sono italiana dal primo giorno, da quando sono arrivata a 24 mesi e così chi nasce qui. Non sono stranieri di seconda generazioni quel milione di bambini e ragazzi che sono nelle nostre scuole, che sono nati qui e qui crescono. I fenomeni sono complessi e vanno capiti, analizzati, governati, non etichettati per trovare la scorciatoia. Siamo figli di questo Paese e lei è Ministro di tutti gli italiani e italiane.
Sul tema del radicalismo, voglio essere chiara: si tratta di una questione seria, che va affrontata con strumenti seri. E va reso merito alle forze dell'ordine e ai servizi di intelligence, che con professionalità e competenza individuano e neutralizzano ogni minaccia — indipendentemente dall'origine di chi delinque. Ma c'è una differenza enorme tra combattere il radicalismo e alimentare una colpa collettiva su interi gruppi di cittadini. Il ministro sta attraversando quel confine, e questo è pericoloso. Un Paese coeso si costruisce con il riconoscimento pieno di tutti i suoi cittadini, non soffiando sul fuoco di un clima sociale già teso. È ora di pacificare, non di dividere". Così la deputata democratica Ouidad Bakkali.
Roma, 10 giugno 2026