(AGENPARL) - Roma, 6 Giugno 2026 - Il Rapporto Agromafie, frutto della collaborazione tra Eurispes, Coldiretti e la Fondazione Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e nel sistema agroalimentare, è oggi il documento più autorevole per comprendere come la criminalità organizzata si infiltri nella filiera del cibo. L’ultima edizione, presentata il 20 maggio 2025 al Centro Congressi Palazzo Rospigliosi a Roma, restituisce un quadro allarmante: le agromafie rappresentano un business da 25,2 miliardi di euro, praticamente raddoppiato in poco più di un decennio, recuperando rapidamente anche le perdite legate alla pandemia .
Il rapporto mostra come il settore agroalimentare, con un valore complessivo di 620 miliardi di euro e un export vicino ai 70 miliardi, sia diventato uno dei campi più attrattivi per le organizzazioni criminali. La forza economica del comparto, unita alla sua complessità, offre infatti molteplici punti di accesso: dalla produzione primaria alla trasformazione, dalla logistica alla distribuzione, fino alla ristorazione. Le infiltrazioni non sono più episodiche, ma sistemiche, e seguono l’intera catena del valore del cibo .
Tra i fenomeni più gravi emerge il caporalato, che assume dimensioni transnazionali e coinvolge reti miste italiane e straniere. Il rapporto documenta sfruttamento lavorativo, violenze, lavoro nero e grigio, intermediazione illecita e vulnerabilità estrema dei lavoratori stranieri. Il caporalato non è confinato al Sud: si diffonde anche nel Nord Italia, spesso mascherato da cooperative spurie o imprese fittizie .
Accanto allo sfruttamento della manodopera, le agromafie operano attraverso una gamma sempre più ampia di attività criminali: falsificazione e sofisticazione alimentare, controllo della logistica, appropriazione di terreni e fondi pubblici, usura, furti, riciclaggio, fino al cybercrime, che cresce con la digitalizzazione delle filiere. Le cosiddette “imprese senza terra” sono uno degli strumenti più utilizzati per intercettare contributi pubblici e aggirare i controlli, mentre l’italian sounding e le frodi sul packaging continuano a danneggiare i produttori onesti e i consumatori .
Il rapporto sottolinea anche la crescente disparità economica nella filiera, con i produttori agricoli che spesso percepiscono margini molto inferiori rispetto agli altri attori. Questo squilibrio apre spazi per pratiche illegali e rende molte aziende vulnerabili a pressioni criminali. Ridurre lo scarto tra prezzo pagato al produttore e prezzo finale al consumatore è indicato come uno dei modi più efficaci per limitare la penetrazione mafiosa .
Sul piano istituzionale, il lavoro dell’Osservatorio ha contribuito alla definizione della cosiddetta “Legge Caselli”, approvata dal Consiglio dei Ministri nel 2025, che introduce nuovi reati specifici per il settore agroalimentare: commercio di alimenti con segni mendaci, frode alimentare e agropirateria. È un passo importante verso una tutela penale più moderna e adeguata alla complessità delle nuove forme di criminalità agroalimentare .
Il Rapporto Agromafie non è solo un documento di denuncia: è una mappa dettagliata delle vulnerabilità del sistema agroalimentare italiano e uno strumento strategico per orientare politiche pubbliche, controlli, interventi normativi e azioni di prevenzione. Mostra con chiarezza che la criminalità organizzata ha compreso il valore strategico del cibo e che la difesa della legalità nelle campagne e nelle filiere è oggi una delle sfide più decisive per il futuro dell’agricoltura italiana.