(AGENPARL) - Roma, 3 Giugno 2026 - Il rogo con cui sono stati uccisi 4 braccianti immigrati sulla SS 106, nei
pressi di Amendolara, (Cs), chiama in causa numerosi responsabili. I due o
più caporali che avrebbero, secondo le prime ricostruzioni, fatto morire in
maniera così atroce i propri colleghi di lavoro, forse per pochi euro o per
logiche di dominio. Ma questi sono l'ultimo anello della catena. A finire
sul banco degli imputati dovrebbero essere i decisori politici. Quelli del
governo nazionale che potrebbero utilizzare i 200 milioni di euro messi a
disposizione col PNRR per garantire condizioni di vita dignitosa a chi
lavora, che comprendano alloggi, accesso alla sanità, rispetto delle norme
contrattuali. Le giunte regionali e le amministrazioni comunali competenti
che non hanno presentato alcun progetto per utilizzare tali fondi, temendo
di perdere consensi. La debolezza della legge di contrasto al caporalato,
l'assenza di controlli e di ispettorati del lavoro, l'idea dominante che le
vite di chi si spezza la schiena nei campi e ha il colore della pelle
diverso, non meritino alcuna tutela. Del resto, le stesse leggi regolatorie
dei flussi migratori sono perfettamente funzionali al sistema mafioso che
governa le forme più criminali nel mercato del lavoro Con quale faccia i
signori della remigrazione parlando di "sicurezza" e di "difesa del
territorio" se non sono in grado di garantire i diritti di chi lavora.
L'articolo 1 della Costituzione antifascista e repubblicana, all'indomani
del 2 giugno, quando la si celebra con oscene parate militari è, ancora una
volta, sommerso dal fango di questa violenza omicida. Ribellarsi a questa
diffusa "banalità del male" è un dovere per tutte/i
della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
