(AGENPARL) - Roma, 3 Giugno 2026 - Il mercato del grano duro continua a muoversi in un equilibrio solo apparente: le quotazioni nazionali restano complessivamente stabili, ma sotto la superficie si intravedono segnali di debolezza, soprattutto nel Mezzogiorno. È qui che il Fino proteico, tradizionalmente più sensibile alle oscillazioni qualitative e alla disponibilità locale, registra i cali più evidenti.
Al Nord e al Centro il quadro è più fermo: le borse merci confermano valori invariati, con il Fino proteico che mantiene le sue posizioni grazie a una domanda costante e a una disponibilità più regolare. Le piazze settentrionali, storicamente meno esposte alle tensioni logistiche e climatiche, mostrano una tenuta che contribuisce a stabilizzare il listino nazionale.
Diversa la situazione al Sud, dove il mercato appare più fragile. Le ultime rilevazioni mostrano ribassi diffusi, accompagnati in alcuni casi dalla sospensione delle quotazioni ufficiali, segnale che gli operatori stanno ricalibrando le valutazioni in attesa di un quadro più chiaro. In piazze simbolo come Altamura, il Fino nazionale ha perso terreno, scendendo di qualche euro a tonnellata: un movimento contenuto, ma sufficiente a indicare una tendenza.
A pesare sono diversi fattori: la qualità del prodotto disponibile, la concorrenza internazionale e una domanda industriale che procede con prudenza, in attesa di capire come evolveranno i mercati globali. Anche la Francia, riferimento europeo per il duro, registra ribassi, contribuendo a esercitare una pressione al ribasso sulle piazze italiane.
Nel complesso, il mercato del grano duro si muove in una fase di transizione: stabile nelle aree settentrionali, più incerto al Sud, con il Fino proteico che diventa il termometro più sensibile delle tensioni tra qualità, disponibilità e aspettative dell’industria. Una situazione da monitorare, perché i segnali che arrivano oggi potrebbero anticipare le dinamiche della nuova campagna.