(AGENPARL) - Roma, 3 Giugno 2026 - ENERGIA AGLI ITALIANI FACENDO DEBITO. ORA SUBITO RINNOVABILI"
«La Commissione europea ha smentito Giorgia Meloni. Bruxelles ha escluso
l'uso della flessibilità europea per finanziare sconti sulle accise o
interventi tampone sulle bollette, indicando invece una sola strada:
investimenti nelle energie rinnovabili, nell'elettrificazione e
nell'indipendenza energetica.
È quanto sostengo da anni. Mentre l'Europa punta sulle fonti pulite, Meloni
ha scelto di fare dell'Italia un hub del gas, aumentando la dipendenza
dalle fonti fossili e contribuendo a mantenere bollette tra le più care
d'Europa. Meloni voleva fare più debito per diminuire il costo
dell'energia, facendo pagare due volte gli italiani e salvando le lobby
energetiche e i petrolieri che hanno realizzato, in tre anni, profitti per
oltre 70 miliardi di euro.
La Commissione certifica anche il fallimento delle politiche economiche del
governo. L'Italia resta un Paese con squilibri macroeconomici
significativi, segnato da alto debito e crescita debole. Bruxelles
evidenzia salari reali in calo, precarietà, povertà crescente, sanità in
difficoltà, evasione fiscale elevata e ritardi del Mezzogiorno.
È il bilancio di quasi quattro anni di governo Meloni. Mentre milioni di
italiani affrontano salari insufficienti, liste d'attesa nella sanità
pubblica e un costo della vita sempre più alto, la destra continua a fare
propaganda e a difendere gli interessi delle lobby del gas.
La flessibilità europea per l'energia potrà essere utilizzata solo per
interventi strutturali. È la conferma che la risposta al caro energia non è
il gas e nemmeno il nucleare, ma un piano di investimenti in rinnovabili,
reti, efficienza energetica e comunità energetiche.
Meloni dovrebbe chiedere scusa agli italiani: ha lasciato ferma la proposta
di oltre 85 miliardi di investimenti privati nelle rinnovabili, avanzata
nel 2022 dalle imprese italiane della green economy. Ora che l'UE ha detto
sì alla clausola di salvaguardia per l'energia, Giorgia Meloni dirà sì ai
prestiti per le armi. Una vergogna!»
