(AGENPARL) - Roma, 29 Maggio 2026 - Il Piano Olivicolo Nazionale (PON) rappresenta oggi uno degli strumenti più rilevanti della politica agricola italiana per il rilancio strutturale della filiera dell’olio d’oliva. La sua cornice normativa si inserisce nel quadro della Politica Agricola Comune 2023–2027, definita dal Regolamento (UE) 2021/2115, che assegna agli Stati membri la responsabilità di programmare interventi specifici per settori considerati strategici, tra cui l’olivicoltura.
In Italia, il PON trova fondamento nella Legge 154/2016 (cosiddetta Legge Competitività), che all’articolo 1, comma 128, prevede la possibilità di adottare piani settoriali nazionali per il rafforzamento delle filiere agroalimentari. A questo si aggiunge il quadro dei Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) e del Complemento di Programmazione per lo Sviluppo Rurale (CSR), che destinano risorse specifiche alla ristrutturazione degli oliveti, alla lotta alle fitopatie e alla modernizzazione delle aziende.
Il Piano risponde a una serie di criticità ormai strutturali: produzione altalenante, costi crescenti, impatti climatici severi, concorrenza internazionale aggressiva e fenomeni di triangolazione che minano la credibilità del Made in Italy. Per questo si articola su alcuni assi strategici.
Il primo riguarda il rinnovo e la ristrutturazione degli oliveti, in coerenza con l’art. 46 del Reg. (UE) 2021/2115, che consente interventi per migliorare la resilienza climatica e la sostenibilità delle colture permanenti. L’obiettivo è aumentare la produttività mantenendo la tipicità territoriale, attraverso meccanizzazione, reimpianti mirati e varietà più resistenti.
Un secondo asse è dedicato alla lotta alle fitopatie, in particolare dopo l’emergenza Xylella. Qui il riferimento normativo è il Regolamento (UE) 2016/2031 sulla salute delle piante, che impone agli Stati membri obblighi di monitoraggio, prevenzione e contenimento. Il PON prevede investimenti in ricerca, sistemi di allerta precoce e tecniche di difesa innovative.
Un terzo pilastro riguarda la tracciabilità e la trasparenza, in linea con il Regolamento (UE) 1169/2011 sull’etichettatura e con il Regolamento (UE) 29/2012 sull’indicazione dell’origine dell’olio d’oliva. Il Piano punta a introdurre strumenti digitali avanzati — blockchain, marcatori isotopici, certificazioni elettroniche — per garantire l’origine e contrastare frodi e triangolazioni.
Il PON interviene anche sul fronte della promozione e dell’internazionalizzazione, in coerenza con il Regolamento (UE) 1144/2014 sulla promozione dei prodotti agroalimentari nei mercati interni ed esteri. L’obiettivo è rafforzare il posizionamento dell’extravergine italiano, valorizzando DOP, IGP e produzioni di qualità.
Infine, un capitolo centrale riguarda la sostenibilità ambientale, in linea con il Green Deal europeo, la strategia Farm to Fork e gli obiettivi climatici del Regolamento (UE) 2021/1119 (Legge europea sul clima). L’olivicoltura italiana, soprattutto nelle aree collinari e interne, svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella conservazione del paesaggio rurale.
Il Piano Olivicolo Nazionale, dunque, non è un documento tecnico isolato: è la risposta normativa e politica a una fase di transizione profonda della filiera. La sua attuazione richiede risorse adeguate, governance chiara e un coordinamento stretto tra Stato, Regioni, organizzazioni di settore e mondo della ricerca. Ma soprattutto richiede una visione: quella di un’Italia che considera l’olio non solo un prodotto agricolo, ma un asset strategico del Made in Italy, un presidio territoriale e un elemento identitario da proteggere con strumenti moderni e coerenti con il quadro europeo.