(AGENPARL) - Roma, 29 Maggio 2026 -
L’Italia si trova in una fase intermedia e complessa nell’attuazione delle nuove regole europee su ETS e CBAM. Da un lato, il quadro normativo europeo è ormai definito: la riforma dell’ETS è stata approvata con la Direttiva (UE) 2023/959, il nuovo ETS II è disciplinato dal Regolamento (UE) 2023/955, mentre il CBAM è operativo grazie al Regolamento (UE) 2023/956. Dall’altro lato, gli Stati membri devono ora tradurre queste norme in procedure nazionali, sistemi di controllo, registri, verifiche e misure di accompagnamento economico.
L’Italia ha già recepito le parti obbligatorie della riforma ETS che richiedevano modifiche legislative immediate, aggiornando il quadro normativo del D.Lgs. 30/2013, che è la legge nazionale di riferimento per l’ETS sin dalla sua introduzione. Il recepimento pieno della Direttiva 2023/959 è però ancora in corso: servono decreti attuativi per adeguare i sistemi di monitoraggio, le verifiche delle emissioni, la gestione delle quote e l’integrazione con il nuovo ETS II, che coinvolgerà carburanti e riscaldamento.
Sul CBAM, invece, l’Italia non deve “recepire” formalmente nulla, perché il regolamento è direttamente applicabile. Tuttavia deve organizzare l’apparato amministrativo che serve a farlo funzionare: dogane, Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Ambiente e MIMIT stanno lavorando alla definizione delle procedure per i dichiaranti CBAM, ai controlli sulle importazioni e alla gestione dei dati sulle emissioni incorporate nei prodotti. La fase transitoria (2023–2025) è già operativa: le imprese italiane importatrici di acciaio, alluminio, fertilizzanti, cemento, elettricità e idrogeno stanno inviando le prime relazioni trimestrali. Dal 2026 inizieranno i pagamenti veri e propri dei certificati CBAM, e per questo l’Italia deve completare entro il 2025 la struttura amministrativa nazionale.
Sul piano politico, la posizione italiana è molto chiara e coerente: sì alla transizione climatica, ma senza compromettere la competitività delle imprese energivore. È la linea ribadita dal MIMIT il 28 maggio 2026, quando il Ministero ha sottolineato che ETS e CBAM devono essere accompagnati da compensazioni adeguate, semplificazioni amministrative e un coordinamento europeo che eviti distorsioni tra Stati membri. L’Italia chiede che l’ETS non diventi una “tassa occulta” sull’industria e che il CBAM sia applicato in modo realistico, evitando che le imprese europee si trovino schiacciate da oneri burocratici mentre i concorrenti globali operano con regole molto più leggere.
Il Governo insiste anche su un punto strategico: la transizione deve essere industriale, non solo ambientale. Per questo l’Italia sostiene il Net-Zero Industry Act, chiede un Fondo sovrano europeo per sostenere gli investimenti verdi e punta a utilizzare le risorse nazionali — come quelle della Legge di Bilancio 2026 e del PNRR — per accompagnare le imprese nei costi di adeguamento.
In sintesi, l’Italia è in una fase avanzata ma non conclusa del recepimento ETS, sta completando l’apparato amministrativo per il CBAM e mantiene una posizione politica molto netta: sostenere gli obiettivi climatici europei, ma garantire che la transizione non penalizzi il tessuto produttivo nazionale, soprattutto nei settori energivori e nelle filiere agroalimentari che assorbono i costi indiretti della decarbonizzazione.