(AGENPARL) - Roma, 29 Maggio 2026 - Il nuovo stanziamento di 17,4 milioni di euro deciso da AGEA per sostenere la zootecnia montana e delle aree interne rappresenta molto più di un semplice aiuto economico. È un tassello di una strategia più ampia che punta a rafforzare quei territori dove l’agricoltura non è soltanto produzione, ma presidio, identità e continuità sociale.
Gli allevamenti che operano in montagna o nelle zone interne affrontano condizioni strutturalmente più difficili: costi più elevati, logistica complessa, infrastrutture limitate, un clima che negli ultimi anni è diventato più estremo e imprevedibile. Eppure, proprio queste aziende svolgono una funzione che va ben oltre il mercato: mantengono vivi paesaggi, comunità e tradizioni che rischierebbero altrimenti di scomparire.
La misura di AGEA ha infatti una valenza strategica su più livelli.
Da un lato c’è la tutela della biodiversità, perché gli allevamenti estensivi montani custodiscono razze autoctone, prati‑pascoli, ecosistemi fragili e habitat di interesse comunitario. Dall’altro c’è il presidio del territorio, un tema che oggi assume un peso crescente: dove l’agricoltura arretra, avanzano abbandono, incendi, dissesto idrogeologico. La presenza degli allevatori è un argine naturale a questi fenomeni.
Il sostegno contribuisce anche al contrasto allo spopolamento, una delle emergenze più gravi delle aree interne italiane. Senza imprese agricole, interi territori perdono servizi, lavoro, coesione sociale. Infine, la misura rafforza la sostenibilità ambientale, perché i sistemi zootecnici montani sono tra i più coerenti con gli obiettivi climatici europei: basse emissioni, gestione attiva dei pascoli, cicli produttivi integrati con l’ambiente.
Non è un caso che l’intervento sia perfettamente allineato alla PAC 2023–2027 e alle politiche nazionali per la montagna. L’Europa chiede agli Stati membri di investire proprio in questi territori, riconoscendo il loro ruolo nella resilienza climatica e nella tutela del paesaggio rurale.
In un momento in cui la zootecnia italiana è sotto pressione — tra costi di produzione, volatilità dei mercati e cambiamenti climatici — la scelta di sostenere chi opera nelle condizioni più difficili manda un messaggio chiaro: la montagna non è periferia, ma parte essenziale dell’agricoltura italiana.