(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - La Legge 75/2026 introduce una riforma organica e profonda del sistema penale e sanzionatorio in materia agroalimentare, con l’obiettivo di tutelare in modo più efficace il patrimonio agroalimentare italiano, la qualità dei prodotti e la credibilità del Made in Italy. La norma non si limita a inasprire le pene: ridefinisce l’intero impianto dei reati alimentari e incide direttamente sulla responsabilità amministrativa degli enti prevista dal d.lgs. 231/2001.
Uno degli elementi più innovativi è il riconoscimento del patrimonio agroalimentare come bene giuridico autonomo. Il codice penale viene modificato e il Titolo VIII del Libro II ora comprende anche i delitti contro questo patrimonio, segnando un cambio di prospettiva: la tutela non riguarda solo l’economia, ma anche la fiducia del consumatore, la correttezza della filiera e la reputazione dei prodotti italiani.
La legge abroga alcune vecchie norme (come gli artt. 516 e 517‑bis c.p.) e introduce un nuovo Capo II‑bis, dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare. Tra le nuove fattispecie spiccano:
- il rafforzamento dell’art. 517‑quater c.p. sulla contraffazione di DOP e IGP, con pene più severe;
- il nuovo art. 517‑sexies c.p. sulla frode alimentare, che punisce prodotti non genuini o difformi per origine, qualità, quantità o provenienza;
- il nuovo art. 517‑septies c.p. sul commercio di alimenti con segni mendaci, che colpisce etichette, packaging, claim e comunicazione ingannevole;
- l’art. 517‑octies c.p., che introduce aggravanti e pene accessorie.
Il collegamento con il d.lgs. 231/2001 è uno dei passaggi più rilevanti: la legge inserisce l’art. 517‑octies, comma 4, tra i reati-presupposto della responsabilità degli enti. Ciò significa che un’impresa può essere sanzionata fino a 500 quote quando le condotte fraudolente non sono episodi isolati, ma il risultato di carenze organizzative, prassi aziendali scorrette o controlli insufficienti.
Per questo motivo, la riforma impone alle imprese della filiera alimentare — dalla produzione alla distribuzione, dalla logistica all’e‑commerce — di aggiornare i modelli 231, rafforzando:
- la qualifica e il controllo dei fornitori;
- la verifica delle materie prime e delle certificazioni;
- la tracciabilità dei lotti;
- i controlli su etichette, packaging e claim;
- la validazione della comunicazione digitale;
- i processi di import/export e l’uso del Made in Italy;
- i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza.
La legge interviene anche sulla disciplina della tracciabilità (Reg. CE 178/2002), prevedendo sanzioni amministrative fino al 3% del fatturato, e modifica il d.lgs. 231/2017 sulle informazioni al consumatore, rendendo ancora più stringenti gli obblighi di correttezza e trasparenza.
Nel complesso, la Legge 75/2026 segna una svolta: non si limita a punire la frode, ma chiede alle imprese di dimostrare di avere un’organizzazione capace di prevenirla. La compliance diventa così non solo un obbligo difensivo, ma una leva competitiva, fondamentale per proteggere la reputazione aziendale e il valore del Made in Italy.