(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - Forte deterioramento della sicurezza alimentare globale, segnato da conflitti prolungati, shock climatici e un progressivo collasso dei finanziamenti umanitari. Islamic Relief, in un appello diffuso ad aprile ha richiamato l’attenzione sull’aggravarsi della situazione e sul moltiplicarsi di eventi nel mondo che hanno causato la grave indigenza molte poplazioni, sottolineando che nell’ultimo decennio vi sia stato un pauroso aumento della fame a livello globale, nonostante la produzione alimentare sia ai massimi storici. Una contraddizione che riflette la crescente distanza tra disponibilità di cibo e possibilità reali di accesso, soprattutto nelle aree colpite da guerre e instabilità.
In Sudan, le agenzie delle Nazioni Unite – FAO, WFP, UNICEF e OCHA – confermano che il Paese sta vivendo la più grave crisi alimentare del pianeta. Tre anni di guerra hanno devastato intere regioni, paralizzato i mercati e reso impossibile l’accesso agli aiuti. Secondo l’ultima analisi IPC, 19,5 milioni di persone si trovano in condizioni di insicurezza alimentare acuta, con ampie aree del Darfur e del Kordofan a rischio carestia. Islamic Relief segnala inoltre il collasso delle takaaya, le cucine comunitarie urbane: il 42% ha chiuso per mancanza di fondi, mentre i costi degli alimenti sono più che raddoppiati.
La situazione non è meno drammatica in Gaza, dove una valutazione congiunta FAO–UNOSAT indica che l’87% dei terreni agricoli della Striscia risulta danneggiato o distrutto. Le serre, i pozzi e le infrastrutture di irrigazione sono stati compromessi in modo irreversibile, determinando il collasso della produzione locale. Le analisi di OCHA confermano che l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari, mentre le valutazioni IPC parlano apertamente di rischio carestia nel nord della Striscia.
In Somalia, la combinazione di siccità pluriennale, instabilità e aumento dei prezzi alimentari continua a spingere il Paese verso una crisi cronica. UNICEF, FAO e WFP stimano che 1,9 milioni di bambini soffrano di malnutrizione acuta, di cui quasi mezzo milione in forma grave. Le difficoltà logistiche e l’aumento dei costi degli alimenti terapeutici – aggravati dalle tensioni nello Stretto di Hormuz – stanno riducendo la capacità delle organizzazioni umanitarie di intervenire in modo tempestivo.
Nel complesso, il quadro delineato oggi dalle principali istituzioni internazionali mostra un sistema alimentare globale sempre più vulnerabile. Le crisi in Sudan, Gaza e Somalia non sono episodi isolati, ma segnali di un deterioramento strutturale in cui conflitti, clima estremo e tagli agli aiuti si combinano, amplificando l’impatto sulle popolazioni più fragili. La fame, avverte Islamic Relief, non è più un’emergenza circoscritta, ma un fenomeno globale in espansione, che richiede risposte coordinate e investimenti urgenti.