(AGENPARL) - Roma, 26 Maggio 2026 - "Condivido pienamente le parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, per due ragioni. La prima è la grande stima che nutro nei suoi confronti, anche per le posizioni espresse negli ultimi tempi. La seconda è che Forza Italia è stato l'unico partito a presentare, già nel gennaio 2025 a Milano, un piano industriale per l'Italia e per l'Europa. A quell'iniziativa parteciparono lo stesso presidente Orsini, il presidente Gozzi, il presidente di Farmindustria Cattani, il presidente dell'Enel Scaroni e altri autorevoli rappresentanti del mondo produttivo. Quel piano non si limitava a fotografare la situazione, ma indicava soluzioni concrete. Successivamente, il vicepresidente Tajani lo ha portato all'assemblea del PPE a Valencia e, attraverso una sua proposta, è diventato il Piano per la competitività del Partito Popolare Europeo. Già allora denunciavamo il rischio di una deindustrializzazione, se non addirittura di una desertificazione industriale europea". Lo ha detto Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile del dipartimento Economia, intervenendo a Sky Economia.
Le soluzioni indicate in quel documento restano oggi estremamente attuali, con la necessità di accelerare soprattutto sul fronte tecnologico. È un punto decisivo: gli Stati Uniti investono circa il 3,5% del Pil in ricerca, la Cina circa il 2,5%, mentre l'Italia si ferma all'1,3-1,4%, soprattutto nella ricerca ad alto valore aggiunto tecnologico. È evidente che esiste un problema di competitività. Ricerca avanzata, innovazione e tecnologia sono determinanti. La competitività economia e la rilevanza geopolitica di un paese si misurano sempre più nella capacità di produrre e adottare tecnologie avanzate. Dipendiamo dagli Stati Uniti e dalla Cina per quasi tutte le tecnologie critiche di frontiera. Queste dipendenze non sono isolate ma formano una architettura tecnologica integrata. Energia, semiconduttori, capacità computazionale, modelli di intelligenza artificiale, infrastrutture digitali sono un sistema integrato in cui ogni livello dipende da quello sottostante. Occorre investire in nuove imprese tecnologiche europee di alto valore aggiunto capaci di competere a livello globale. L'Italia è l'ottava economia del mondo, ma è solo al trentatreesimo posto per startup e venture capital. Serve una vera inversione di tendenza. Per questo Orsini ha fatto bene a porre il tema con forza. Rischiamo di diventare la Disneyland d'Europa, una destinazione turistica per il resto del mondo, ma senza più una vera forza industriale. A tutto questo si aggiunge una politica green ideologica e sbagliata. Noi siamo favorevoli alla transizione e all'innovazione tecnologica, ma non possiamo accettare una politica anti-industriale, fatta di vincoli e dazi che l'Europa si è autoimposta — dall'ETS al CBAM — e che finiscono per penalizzare le nostre imprese", ha concluso.