(AGENPARL) - Roma, 22 Maggio 2026 - *Comunicato stampa UniMORE*
ricostruire la mobilità umana del passato*
*Un nuovo studio coordinato dalla Sapienza, con la collaborazione di
Unimore, ricostruisce in modo innovativo i territori della vita delle
comunità umane nel passato. La ricerca, pubblicata sul Journal of
Archaeological Science, combina analisi chimiche e cartografia digitale del
cammino per mappare gli spostamenti antichi*
L'analisi isotopica dello *stronzio* è attualmente utilizzata dagli
archeologi per tracciare gli spostamenti delle popolazioni nell'antichità.
Questo elemento chimico si trova nelle rocce, dove si forma in parte come
prodotto del rubidio radioattivo: per questo varia da zona a zona, creando
una vera e propria "firma geologica" del territorio.
Attraverso l'acqua e il cibo, questa firma viene assorbita dal corpo umano
e si fissa nei denti e nelle ossa durante la crescita. Poiché i *denti* e
una parte del cranio, la *rocca petrosa, *si formano nell'infanzia e non
cambiano nel tempo, custodiscono per sempre la traccia chimica del luogo in
cui si è cresciuti.
Confrontando le analisi dei denti e della rocca petrosa con i valori dello
stronzio presente nel terreno del sito di sepoltura, si può capire
l'origine di un individuo: se i valori coincidono, la persona era
verosimilmente *nativa* del luogo dove è sepolta, se sono diversi,
significa che la persona era *immigrata* da un'altra regione. Infine,
grazie agli *isoscape* – speciali mappe dove viene proiettata la
distribuzione dello stronzio nei vari territori – gli archeologi riescono a
individuare le possibili aree di provenienza geografica; integrando gli
altri dati archeologici e culturali, possono ricostruire nel modo più
plausibile antiche rotte migratorie e spostamenti legati all'economia.
Tuttavia, per ricostruire i reali percorsi attraversati dai gruppi umani
non basta una mappa dei valori dello stronzio misurati in diversi luoghi.
Per andare oltre questo limite, una ricerca guidata da Sapienza Università
di Roma – che ha unito il Dipartimento di Scienze dell'Antichità e il
BIOANTH Lab del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo
Facciali – ha sviluppato un metodo innovativo. Questo approccio integra
analisi chimiche, cartografia digitale e il calcolo dei tempi di
percorrenza a piedi sul territorio. Il lavoro, pubblicato sul *Journal of
Archaeological Science*, ha coinvolto anche studiosi dell'Università di
Modena e Reggio Emilia (MeGic lab), dell'Università di Bologna, della
Columbia University, del CNR-ISPC e dell'Accademia Polacca delle Scienze.
"*Il team di ricerca* – spiega *Emma Stuart*, dottoranda Sapienza e prima
autrice del contributo – *propone un nuovo avanzamento metodologico legando
i dati isotopici con il calcolo dei tempi medi di percorrenza a piedi (ma
altri mezzi di spostamento sono facilmente implementabili nel modello) nel
territorio, calcolati con strumenti di analisi in ambiente QGIS. Grazie a
questo approccio innovativo si ottengono stime della mobilità più efficaci
che considerano tre fattori: il paesaggio locale, quello accessibile in una
giornata di cammino e quello a maggiori distanze. Questo approccio è
modulabile ulteriormente in modo flessibile, a seconda delle domande poste
per il caso studiato".*
*Federico Lugli*, dell'Università di Modena e Reggio Emilia, nota che "*lo
studio della mobilità umana nel passato è oggi una delle frontiere avanzate
in archeologia e l'esperienza pluriennale di Unimore sull'argomento ha
posto le basi per questo importante avanzamento metodologico, realizzando
anni fa i primi isoscape italiani per lo stronzio. Le applicazioni inoltre
sono molteplici e spaziano in campi come l'ecologia animale, le scienze
forensi e la paleontologia".*
*Alessandro Vanzetti*, del Dipartimento di Scienze dell'antichità e
coordinatore della ricerca, sottolinea inoltre che *"lo studio affronta
anche la questione fondamentale della creazione degli isoscape, verificando
l'affidabilità e l'uso delle categorie di campioni da scegliere, quali ad
esempio i resti umani e i resti dei mammiferi di grossa taglia. Gli
isoscape sono confermati come strumenti dal fondamentale potenziale
informativo, ma da utilizzare con cautela, sempre con un controllo rigoroso
dei dataset su cui sono costruiti e applicando nuovi approcci come quello
proposto nell'articolo appena pubblicato".*
Infine, il metodo è stato testato su due siti dell'età del Ferro: Fermo
(Marche, IX-V secolo a.C.) e Monterenzio Vecchio (Emilia-Romagna, IV-III
secolo a.C.), già studiati da alcuni componenti del gruppo di ricerca,
confermando e talvolta reinterpretando i risultati già proposti dagli studi
precedenti: ne emerge l'importanza della riflessione metodologica e delle
prospettive che si aprono per ulteriori sviluppi futuri.
Il valore fondamentale di questa ricerca risiede nella capacità di unire
l'identità biologica delle popolazioni con la geografia del territorio,
permettendo di ricostruire gli spostamenti storici con precisione inedita.
Incrociando questi dati, gli scienziati possono comprendere le cause
profonde delle migrazioni, distinguendo tra la ricerca di risorse, la
risposta ai cambiamenti climatici o l'apertura di nuove rotte commerciali.
Infine, questo approccio può indicare le aree dove serve approfondire la
ricerca, andando a rintracciare nuovi dati archeologici e geochimici per
approfondire le indicazioni di possibile provenienza dei gruppi umani, e
ricostruire in modo ancora più verosimile i loro spostamenti.