(AGENPARL) - Roma, 22 Maggio 2026 - Ci sono libri che raccontano il presente e libri che, invece, pongono una domanda più scomoda: stiamo ancora scrivendo regole per l’uomo che esiste oggi o per quello che esisteva ieri?
Homo Googlis 3.0 – L’essere ancora umano e il sistema (Edizioni Efesto), di Gianni Dell’Aiuto, è un’opera che meriterebbe attenzione non soltanto da parte di studiosi, professionisti e operatori del digitale, ma anche di chi scrive le leggi e di chi è chiamato a governare i processi sociali.
La ragione è semplice: le norme vengono scritte per gli uomini. Ma se l’uomo cambia, cambia anche il contesto nel quale il diritto, le istituzioni e la politica sono chiamati a operare.
L’autore, avvocato e osservatore delle trasformazioni digitali, sviluppa il concetto di Homo Googlis: non l’uomo che usa la tecnologia, ma l’uomo che dalla tecnologia è stato trasformato. Un individuo immerso in ecosistemi digitali, algoritmi, piattaforme e sistemi informativi che incidono sulla memoria, sull’attenzione, sulle relazioni, sulla percezione della realtà e persino sui processi decisionali. Una metamorfosi non indotta dalla natura ma dall’adattamento alla tecnologia da cui non abbiamo saputo difenderci.
Il pregio del libro è quello di non limitarsi alla critica dei social network o alla dipendenza da smartphone. L’analisi è più profonda e quasi antropologica: la rivoluzione in atto non è soltanto tecnologica, ma umana.
Da qui nasce una riflessione che il decisore pubblico difficilmente può ignorare: il diritto sta inseguendo strumenti nuovi o sta cercando di comprendere un essere umano nuovo?
Tra riferimenti culturali, provocazioni, episodi narrativi e riflessioni giuridiche, Homo Googlis 3.0 attraversa temi come identità digitale, algoritmi, intelligenza artificiale, educazione, informazione e responsabilità sociale, mantenendo una scrittura accessibile ma non superficiale.
È un libro che parla di tecnologia soltanto in apparenza. In realtà parla dell’uomo che quella tecnologia la usa, la subisce, la alimenta e, spesso, la confonde con la realtà.
Per questo la sua lettura potrebbe risultare particolarmente utile proprio a chi è chiamato a scrivere regole, costruire politiche pubbliche e immaginare la società dei prossimi decenni.
Se il Novecento ha dovuto comprendere l’Homo Economicus, il XXI secolo potrebbe essere chiamato a comprendere l’Homo Googlis.
