(AGENPARL) - Roma, 22 Maggio 2026 - Nel giorno in cui le Nazioni Unite celebrano la Giornata mondiale della Biodiversità, il messaggio scelto per il 2026 – “Agire a livello locale per un impatto globale” – trova in Italia una delle sue interpretazioni più concrete. Slow Food, che da quarant’anni lavora sulla tutela delle varietà agricole e delle razze autoctone, rilancia un appello che è insieme politico, culturale ed economico: la biodiversità non è un tema per specialisti, ma un bene comune primario, da cui dipende la capacità dei sistemi alimentari di resistere alle crisi climatiche e sociali.
«La biodiversità è una ricchezza necessaria e salvifica, capace di rendere l’agricoltura più resiliente di fronte ai traumi ambientali e alle pandemie», afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia. È un patrimonio che permette ai contadini di vivere del proprio lavoro senza dipendere dalle logiche delle grandi monocolture industriali, considerate sempre più fragili e vulnerabili agli shock globali.
Sulla stessa linea il vicepresidente Federico Varazi, che invita a superare l’idea della biodiversità come un oggetto da conservare sotto vetro. «È una relazione viva tra ambiente, culture, cibo e comunità», spiega. Difenderla significa proteggere varietà locali, razze autoctone, saperi contadini, pesca tradizionale ed economie di piccola scala: un mosaico di pratiche che ha costruito i paesaggi italiani e che oggi rischia di scomparire sotto la pressione dell’omologazione agricola e zootecnica.
Il tema sarà al centro di Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma a Torino dal 24 al 27 settembre, dove Slow Food presenterà gli Atlanti dell’Arca del Gusto: una grande mappatura del patrimonio agroalimentare italiano a rischio, realizzata con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Un lavoro che fotografa un Paese ricchissimo di biodiversità, ma anche attraversato da segnali di allarme quotidiani.
Ma Slow Food avverte: l’invito delle Nazioni Unite non può diventare un alibi per la politica. La tutela della biodiversità richiede obiettivi ambiziosi, tempi certi e responsabilità chiare, soprattutto in un sistema alimentare globale che tende a scaricare i costi sugli anelli più deboli della filiera.
La biodiversità, insomma, non è un tema celebrativo. È una strategia di sopravvivenza. E l’Italia, con il suo patrimonio unico di varietà, razze e paesaggi, è uno dei Paesi che più hanno da perdere – e da difendere.