(AGENPARL) - Roma, 21 Maggio 2026 - Nel panorama agricolo italiano, spesso frammentato e vulnerabile alle oscillazioni dei mercati internazionali, il Registro Telematico delle Giacenze, conosciuto come Granaio Italia, rappresenta uno degli strumenti più significativi introdotti negli ultimi anni per riportare trasparenza e tracciabilità nel settore cerealicolo. Non è un semplice archivio digitale: è un sistema che, per la prima volta, consente allo Stato di sapere quante scorte di cereali sono realmente presenti nel Paese, dove si trovano e come si muovono lungo la filiera.
La sua nascita non è casuale, ma risponde a un’esigenza maturata nel tempo. Per anni, il mercato dei cereali ha sofferto di una forte asimmetria informativa: gli agricoltori vendevano spesso “al buio”, senza conoscere il reale livello delle giacenze nazionali, mentre gli operatori più strutturati disponevano di informazioni più precise. Questa disparità ha favorito dinamiche speculative e ha contribuito alla volatilità dei prezzi, soprattutto per il grano duro, già penalizzato da costi di produzione elevati e concorrenza estera.
Il legislatore è intervenuto per colmare questo vuoto. Il primo passo è stato il Decreto‑legge 51/2015, che ha posto le basi per un sistema di tracciabilità più rigoroso nelle filiere agroalimentari. Ma è con il Decreto del Ministero delle Politiche Agricole del 12 ottobre 2017 che il Registro Telematico delle Giacenze viene istituito formalmente, definendo chi deve comunicare i dati, con quali modalità e con quale frequenza. Successivamente, il Decreto MASAF del 13 dicembre 2021 ne aggiorna l’architettura, ampliando la platea dei soggetti obbligati e rendendo più stringenti gli obblighi di comunicazione.
Il funzionamento è semplice nella logica, complesso nella gestione: tutti gli operatori che detengono quantità significative di cereali — stoccatori, commercianti, cooperative, molini, mangimifici, pastifici — devono registrare periodicamente entrate, uscite e giacenze. Le comunicazioni sono mensili o trimestrali, a seconda dei volumi. Gli agricoltori sono esclusi dall’obbligo, salvo superare determinate soglie di detenzione, per evitare un aggravio burocratico sulle aziende più piccole.
Il sistema dialoga con altri strumenti normativi europei. L’OCM unica (Regolamento UE 1308/2013) richiede trasparenza nei mercati agricoli e prevede strumenti per monitorare l’andamento delle filiere. La PAC 2023‑2027, regolata dal Regolamento (UE) 2021/2115, insiste sulla necessità di sistemi informativi più accurati per superfici, produzioni e scorte, soprattutto in settori esposti alla volatilità come i cereali. Granaio Italia risponde esattamente a questa esigenza: fornisce dati certi, verificabili e aggiornati, indispensabili per programmare interventi pubblici e per evitare distorsioni di mercato.
Il valore di questo registro diventa evidente quando lo si collega alla crisi cerealicola attuale. In un contesto in cui i prezzi alla produzione non coprono i costi, e in cui le importazioni influenzano pesantemente i listini interni, conoscere il livello reale delle scorte è fondamentale. Significa poter distinguere tra un calo dei prezzi dovuto a dinamiche globali e un calo dovuto a un eccesso di disponibilità interna; significa poter intervenire con misure mirate, come i pagamenti accoppiati, le compensazioni per aree svantaggiate o gli strumenti di gestione del rischio previsti dall’art. 70 del Reg. 2021/2115.
Granaio Italia, in altre parole, è uno strumento che restituisce equilibrio informativo alla filiera. Permette allo Stato di programmare, agli agricoltori di negoziare con maggiore consapevolezza, e agli operatori di agire in un mercato più trasparente. È un tassello tecnico, ma decisivo, per affrontare una crisi che non è congiunturale, ma strutturale.