(AGENPARL) - Roma, 19 Maggio 2026 - Nel giorno in cui la Commissione europea presenta il nuovo Piano d’Azione sui fertilizzanti e discute l’applicazione del CBAM al settore agricolo, le organizzazioni professionali italiane sono tornate a Strasburgo per ribadire con forza le proprie preoccupazioni. La mobilitazione, che ha coinvolto Coldiretti, Confagricoltura e i rappresentanti italiani nel Copa‑Cogeca, ha riportato al centro del dibattito europeo il tema dei costi di produzione e della competitività delle imprese agricole.
I delegati italiani hanno sottolineato come l’applicazione del CBAM ai fertilizzanti azotati rischi di trasformarsi in un ulteriore aggravio per le aziende, già colpite da rincari energetici, tensioni geopolitiche e difficoltà di approvvigionamento. Coldiretti ha insistito sulla necessità di sospendere immediatamente il meccanismo, denunciando l’assenza di condizioni di reciprocità con i Paesi extra‑UE e chiedendo un riequilibrio delle regole commerciali. Confagricoltura ha evidenziato il rischio di un vero e proprio “shock produttivo”, con effetti a cascata su rese, disponibilità alimentare e prezzi al consumo, sollecitando interventi tecnici e misure strutturali sul mercato dei fertilizzanti. Dal Copa‑Cogeca è arrivato un appello a un piano europeo coordinato, capace di affrontare in modo organico la crisi degli input produttivi e di sostenere la competitività delle filiere.
La protesta di oggi, organizzata in concomitanza con la riunione del Collegio dei Commissari, ha voluto richiamare l’attenzione delle istituzioni europee sulla necessità di conciliare gli obiettivi ambientali con la sostenibilità economica delle imprese agricole. Le organizzazioni italiane hanno ribadito che senza interventi immediati il settore rischia di non poter garantire la stabilità produttiva richiesta dall’Unione, proprio mentre si discute della futura PAC e delle strategie per la sicurezza alimentare.
La Commissione ha confermato l’intenzione di mantenere aperto il dialogo con le parti sociali, ma il confronto resta in una fase delicata. Le prossime settimane saranno decisive per verificare se le richieste avanzate oggi a Strasburgo troveranno riscontro nelle decisioni europee.Il mondo agricolo europeo torna a far sentire la propria voce. Nella giornata del 19 maggio 2026, mentre a Bruxelles e Strasburgo la Commissione europea discute il nuovo Piano d’Azione sui fertilizzanti e il futuro del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), le principali organizzazioni agricole hanno rilanciato una protesta che attraversa ormai tutti gli Stati membri.
Al centro delle rivendicazioni c’è un nodo che il settore considera ormai insostenibile: l’aumento dei costi di produzione, aggravato dall’applicazione del CBAM ai fertilizzanti azotati e da un mercato europeo che continua a mostrare forti squilibri. Le associazioni denunciano che l’impatto combinato di energia, materie prime e nuove regole climatiche rischia di compromettere la competitività delle aziende agricole, già provate da anni di instabilità.
Secondo le stime diffuse dalle organizzazioni europee, l’applicazione del CBAM ai fertilizzanti potrebbe generare un costo aggiuntivo stimato tra 12 e 39 miliardi di euro nei prossimi sette anni, con un impatto immediato nel 2026 valutato in oltre 800 milioni di euro. Una cifra che, secondo gli agricoltori, si tradurrebbe inevitabilmente in un aumento dei prezzi alimentari e in un ulteriore indebolimento delle filiere europee rispetto ai concorrenti extra‑UE.
Le proteste di oggi hanno visto la partecipazione di delegazioni provenienti da diversi Paesi, con slogan che chiedono alla Commissione una revisione urgente delle politiche sui fertilizzanti e una sospensione dell’applicazione del CBAM al settore agricolo. Le organizzazioni chiedono inoltre un piano europeo di sostegno che tenga conto delle specificità produttive, della volatilità dei mercati e della necessità di garantire la sicurezza alimentare interna.
Il messaggio rivolto alle istituzioni è chiaro: senza misure correttive, la transizione verde rischia di trasformarsi in un peso insostenibile per migliaia di aziende agricole, proprio nel momento in cui l’Europa chiede al settore di aumentare la resilienza, investire in innovazione e garantire la stabilità delle forniture alimentari.
La Commissione, da parte sua, ha ribadito l’intenzione di mantenere un equilibrio tra obiettivi ambientali e sostenibilità economica, ma il confronto resta aperto. Le prossime settimane saranno decisive per capire se Bruxelles accoglierà le richieste del settore o se il braccio di ferro continuerà, con il rischio di nuove mobilitazioni in vista del Consiglio Agricoltura e delle future decisioni sulla PAC post‑2027.