(AGENPARL) - Roma, 7 Maggio 2026 - Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui
"La lettera inviata dalla Commissione europea al Governo italiano a dicembre 2025, scoperta soltanto ieri grazie alla denuncia delle associazioni animaliste e ambientaliste, rappresenta un fatto politico e istituzionale di estrema gravità. Non solo perché l'esecutivo ha scelto di non informare il Parlamento e l'opinione pubblica dell'esistenza di rilievi europei così pesanti su una proposta legislativa ancora in discussione, ma soprattutto perché il contenuto della nota di Bruxelles configura una vera e propria demolizione dell'impianto del Ddl sulla caccia voluto dalla destra". Lo hanno dichiarato le eurodeputate Pd, Annalisa Corrado e Camilla Laureti.
"Nella lettera – spiegano – la Commissione contesta la possibilità di estendere l'attività venatoria oltre i limiti temporali oggi previsti perché le modifiche proposte potrebbero non garantire che specie protette non vengano 'cacciate o disturbate durante periodi di riproduzione, allevamento, ibernazione o migrazione'. Si sottolinea che la trasformazione del parere ISPRA da vincolante a meramente consultivo 'rischia di compromettere il sistema di protezione stabilito dalla Direttiva', mentre viene bocciata la possibilità di adottare deroghe venatorie 'anche in contrasto con il parere scientifico'. Nella lettera si ricorda anche che la normativa europea vieta l'utilizzo di mezzi non selettivi come i dispositivi elettronici per il tiro notturno, capaci di provocare 'grave disturbo' o persino la scomparsa locale di popolazioni animali protette e si richiama apertamente il rischio di traffici illegali e bracconaggio. Per Bruxelles consentire ai cacciatori di detenere un numero virtualmente illimitato di richiami vivi 'sembra compromettere la lotta contro il commercio illegale'.
Ora – concludono le eurodeputate – il Governo Meloni non può fare finta di nulla. Questa riforma espone l'Italia al rischio concreto di nuove procedure d'infrazione e di ulteriori contenziosi europei. Ma soprattutto rappresenta un arretramento culturale gravissimo nella tutela della biodiversità e del patrimonio naturale. Per queste ragioni chiediamo il ritiro immediato del Ddl sulla caccia e l'apertura di un confronto serio, trasparente e fondato sulle evidenze scientifiche e sul rispetto del diritto europeo".
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