(AGENPARL) - Roma, 7 Maggio 2026 - In occasione della Festa della Mamma, mentre il dibattito pubblico continua a oscillare tra celebrazione retorica e allarmi demografici, arriva in libreria Supernova. Quando nasce una madre: le trasformazioni di cui nessuno ti ha mai parlato di Nina Gigante (in uscita l’8 maggio per Aboca Edizioni, 240p, €22). Un libro che sceglie consapevolmente di spostare lo sguardo: dal bambino alla donna, dalla maternità come fatto privato alla maternità come questione sociale, culturale e politica. Supernova non è un manuale su come crescere figli felici né l’ennesimo racconto edificante sulla maternità. È un’indagine documentata, personale e radicale sulla trasformazione più profonda e meno nominata nella vita di una donna: la nascita della madre.
Il gap del desiderio: maternità, amore e politica
Un recente studio comparativo su venti paesi, mostra che ovunque le donne hanno meno figli di quanti ne desiderino, ma la frattura è particolarmente ampia nell’Europa meridionale. In Italia il desiderio medio è di 2,1 figli, mentre il numero di figli avuti si ferma a 1,4: uno dei divari più alti in Europa, inferiore solo a Grecia e Spagna. Paesi come la Francia, a parità di desiderio, registrano invece un gap molto più contenuto. I desideri, dunque, si somigliano. Le condizioni no.
In Italia, inoltre, le madri sono oggi le più anziane d’Europa: l’età media al primo figlio è salita a 31,7 anni. Tutto arriva più tardi — casa, lavoro, stabilità economica — e quando il primo figlio si colloca così avanti nel tempo, l’idea di un secondo diventa spesso impraticabile. La denatalità, intanto, non si arresta. Anzi: secondo l’ultimo report dell’ISTAT dedicato a Natalità e fecondità la faglia si sta allargando, con una stima provvisoria di 1,13 figli per donna e un aumento significativo delle nascite da madri over 40, che nel 2025 hanno superato le nascite delle madri under 25.
Supernova rifiuta però la lettura puramente contabile di questi dati, quella che riduce la maternità a una questione di PIL, pensioni e “culle vuote”. Nina Gigante rivendica un altro punto di vista: il diritto al desiderio delle donne: “La maternità non dovrebbe diventare un obiettivo da centrare, un KPI delle nostre biografie, una casella da spuntare quando e se finalmente si può. Dovrebbe restare – per chi la vuole – un desiderio da abitare. Parlare di gap del desiderio è parlare d’amore, e quindi di politica”.
Parlare di questo divario significa interrogare politiche del lavoro, welfare, accesso alle cure, tempi della vita. Significa anche smontare “la narrazione tossica delle ‘donne egoiste’ che rimandano per scelta individuale ciò che è invece il prodotto di una frattura strutturale, scaricata quasi interamente sulle loro spalle”.
Quale maternità? Tra dovere morale e “amore materno”
Uno dei nodi centrali del libro è la critica all’idea di un istinto materno automatico e universalmente garantito. Attraverso numerosi studi, ripartendo da quelli pionieristici di Rosenblatt, Gigante ricostruisce una verità spesso rimossa: la cura non nasce tutta insieme, si impara nella relazione.
Una vasta metanalisi recentemente pubblicata su Archives of Women’s Mental Health mostra che tra il 7% e il 20% delle neomadri sperimenta difficoltà nel bonding – ovvero nella costruzione di un legame emotivo – con il neonato nelle prime settimane dopo il parto. Non si tratta di mancanza di amore, ma di mancanza di linguaggio, sostegno, riconoscimento. Di una cultura che continua a misurare le madri su un ideale irrealistico. “Diventare madri non è ricordare qualcosa che già sapevamo. È imparare a fare qualcosa che non abbiamo mai fatto prima.”
Come già sosteneva Élisabeth Badinter in L’amore in più, non esiste una garanzia biologica inscritta nella natura femminile, ma una possibilità relazionale che va sostenuta e resa possibile. Continuare a chiamarla “istinto” significa trasformare una complessità umana in un dovere morale e, di nuovo, in una colpa individuale.
Ripartire dal concetto di “matrescenza”
Il cuore teorico e politico di Supernova è il concetto di matrescenza, coniato negli anni Settanta dall’antropologa americana Dana Louise Raphael, allieva di Margaret Mead. Un termine quasi scomparso dal dibattito pubblico, sebbene pochi mesi fa riportato alla ribalta negli USA dal New York Times. Nina Gigante intende rimetterlo al centro anche in Italia: la matrescenza definisce il periodo di transizione profonda che accompagna il divenire madre. Una metamorfosi lunga, turbolenta, paragonabile all’adolescenza. Non un evento puntuale, ma un processo che coinvolge corpo, identità, relazioni, immagine di sé, appartenenza sociale. “Diventare madre – commenta Gigante nel libro – è una rivoluzione che non ha un giorno di inizio né una fine netta. Lascia tracce ovunque: nel modo in cui respiri, in cui ami, in cui ti racconti, persino in cui ti pensi.”
Per decenni questa parola è stata rimossa, insieme ai saperi femminili che l’avevano generata. Riconoscerla avrebbe significato ammettere che le madri non nascono pronte, che hanno bisogno di tempo, reti di cura, sostegno materiale e simbolico. È stato più semplice ridurre tutto a istinto, destino, sacrificio. La cura, infatti, è anche un fatto collettivo. In una società orientata alla performance, anche la maternità è stata trasformata in una prova individuale di efficienza. Tutto l’investimento simbolico va sul bambino; il corpo che ha generato scompare dallo sguardo pubblico. “Nessuna di noi può farlo da sola. La cura non è mai stata un fatto individuale. È una costellazione, o non è.”
Riconoscere la matrescenza significa dunque rimettere al centro il tempo — non rubato, non elemosinato — il lavoro stabile e dignitoso, la condivisione del carico mentale, le reti di sostegno. Significa accettare che ambivalenza, fatica, rabbia non sono deviazioni patologiche, ma parte dell’esperienza.
In un momento storico in cui la maternità è al centro del discorso pubblico ma quasi mai dalla parte delle donne, Supernova si impone come un libro necessario. Non consola, non semplifica, non prescrive. Offre invece parole nuove per nominare ciò che finora è rimasto ai margini.
Un libro per chi si sente fuori fuoco, per chi non si riconosce più, per chi vuole abitare la maternità con consapevolezza, libertà e una gioia nuova, ruvida e autentica.
Gli studi citati:
É. Beaujouane e C. Berghammer, The Gap Between Lifetime Fertility Intentions and Completed Fertility in Europe and the United States: A Cohort Approach, in “Population Research and Policy Review”, 38, 4, pp. 507-535; https://link.springer.com/article/10.1007/s11113-019-09516-3.Peggio
ISTAT, Natalità e fecondità della popolazione residente -Anno 2024, pubblicato il 2 aprile 2025; https://www.istat.it/comunicato-stampa/natalita-e-fecondita-della-popolazione-residente-anno-2024/
G. O’Dea et al., Associations Between Maternal Psychological Distress and Mother-Infant Bonding: A Systematic Review and Meta-Analysis, in “Archives of Women’s Mental Health”, 26, 4, 2023, pp. 441-452; https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10333415/.


