(AGENPARL) - Roma, 2 Maggio 2026 - Decreto Primo Maggio del Governo Meloni, Pacifico: fumo negli occhi ai lavoratori e un Piano Casa che ignora la crisi abitativa reale.
In occasione della Festa dei Lavoratori, il Governo Meloni ha partorito l’ennesimo decreto di propaganda, ribattezzato “Decreto Primo Maggio”. Un provvedimento patetico nella forma e dannoso nella sostanza, che non affronta minimamente i problemi strutturali del mondo del lavoro italiano: stipendi da fame, inflazione che erode il potere d’acquisto, pensioni bloccate a 67 anni e una discriminazione anagrafica e contributiva che puzza di incostituzionalità. Invece di introdurre un salario minimo dignitoso per legge – come chiedono da anni milioni di lavoratori precari e sottopagati – il Governo inventa la formula vuota del “salario giusto”, legato ai minimi dei contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni “più rappresentative”. Belle parole che nascondono la solita logica: gli incentivi alle imprese (quasi un miliardo di euro in tre anni) saranno concessi solo a chi rispetta questi minimi. Nessun euro in più in busta paga per i lavoratori, nessuna retroattività sugli aumenti contrattuali, nessuna scala mobile per contrastare l’inflazione galoppante. Solo esoneri contributivi che, ancora una volta, scaricano sui conti dell’INPS – cioè sui lavoratori stessi – il costo degli sgravi alle aziende. È una truffa doppia: alle tasche dei dipendenti e alla dignità della Festa del Lavoro. Dopo quattro anni di mandato, il Governo Meloni continua a regalare risorse pubbliche a banche, imprese e grandi editori, alimenta un’economia di guerra e tollera l’evasione fiscale, mentre dipendenti e pensionati pagano imposte sempre più alte su redditi sempre più bassi. Il pensionamento resta ancorato ai 67 anni, con eccezioni parziali e discriminatorie (20 anni di contributi per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 e ha compiuto 64 anni) che nessuno – né opposizione né sindacati – ha il coraggio di denunciare come lesive del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione. Sul fronte casa, il tanto sbandierato “Piano Casa” si rivela l’ennesima operazione di facciata. Annunciati 100mila alloggi tra popolari e calmierati in dieci anni, ma senza un reale stanziamento strutturale, senza interventi contro la speculazione immobiliare e senza misure urgenti per le famiglie schiacciate da affitti insostenibili e mutui al rialzo. Un piano che non tocca il cuore del problema: la mancanza di edilizia residenziale pubblica accessibile e il mercato lasciato in mano a fondi e grandi proprietari. Lavoratori e giovani continuano a emigrare o a vivere in condizioni di precarietà abitativa, mentre il Governo fa propaganda con decreti “di corsa” che non cambiano di una virgola la realtà. Questo Esecutivo è arrivato al quarto anno di mandato senza una visione per il lavoro dignitoso, senza coraggio sulle pensioni e senza risposte concrete alla crisi abitativa. Alimenta divisioni, favorisce chi già sta bene e abbandona chi produce ricchezza ogni giorno con il proprio sudore. Come Senatrice, chiedo al Governo di smettere di usare la Festa dei Lavoratori come palcoscenico per spot elettorali e di affrontare finalmente i nodi veri: salario minimo per legge, indicizzazione delle pensioni, riforma seria del sistema contributivo che elimini discriminazioni generazionali, e un Piano Casa realmente inclusivo che metta al centro il diritto all’abitazione. I lavoratori italiani non meritano decreti finti. Meritano rispetto, diritti e dignità. Lo dichiara la Senatrice Marinella Pacifico

