(AGENPARL) - Roma, 24 Aprile 2026 - «Quanto accaduto a Vaprio d’Adda non è una bravata né un episodio impulsivo: colpire una caserma significa mettere in discussione un presidio dello Stato». Lo afferma Lara Magoni, commentando gli sviluppi dell’indagine sui fatti della notte di Capodanno. Dopo quattro mesi di attività investigativa, i carabinieri hanno eseguito misure cautelari nei confronti di cinque minorenni, ritenuti parte di un gruppo di otto ragazzi che, nella notte di San Silvestro, avevano lanciato ordigni incendiari artigianali contro la caserma, provocando danni contenuti grazie al tempestivo intervento dei militari presenti. Due dei giovani coinvolti risultano residenti nella bergamasca. Nella stessa notte, alcuni componenti del gruppo avrebbero inoltre incendiato l’auto di un residente, cospargendo l’abitacolo di combustibile per facilitarne l’innesco. Le indagini, coordinate dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Milano e condotte dai carabinieri della Compagnia di Pioltello e della stazione locale, si sono sviluppate attraverso perquisizioni, attività di osservazione e pedinamento, analisi dei sistemi di videosorveglianza e incrocio di dati tecnici, inclusi quelli di geolocalizzazione. Nell’ambito dello stesso filone investigativo sono emersi elementi anche su un ulteriore minore, ritenuto responsabile di un’aggressione con arma bianca ai danni di un cittadino straniero. «Un ringraziamento va alle forze dell’ordine per il lavoro svolto, dall’intervento immediato fino alla ricostruzione puntuale dei fatti e all’individuazione dei responsabili – prosegue Magoni –. La loro presenza sul territorio è un riferimento fondamentale per la sicurezza dei cittadini. È indispensabile anche un intervento severo che coinvolga direttamente i genitori nell’affrontare il fenomeno: la violenza va controllata e gestita con un senso di responsabilità comune». L’eurodeputata sottolinea quindi la necessità di una risposta articolata: «È fondamentale e obbligatorio rilanciare il ruolo educativo di famiglia e scuola, perché è lì che si costruiscono rispetto, senso civico e consapevolezza dei limiti. Solo così si può prevenire una deriva che, se sottovalutata, rischia di diventare strutturale».
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