(AGENPARL) - Roma, 24 Aprile 2026 - Secondo la comunità scientifica, nei prossimi 70-80 anni una parte significativa della fascia costiera potrebbe essere sommersa
Musumeci: «Il principale ostacolo che dobbiamo superare non è materiale, ma culturale: la diffidenza delle comunità»
In Sicilia il 70% della popolazione risiede lungo la fascia costiera. «Tra terra e mare c’è infatti un “limen” in cui si concentra tutto: persone, città, industrie, turismo – spiega la presidente dell’Area Marina Protetta del Plemmirio Patrizia Maiorca – ma anche fragilità, pressioni ambientali, emergenze». Ieri (23 aprile), con il convegno che si è svolto a Ortigia, l’AMP Plemmirio e il Centro Nazionale di Studi Urbanistici, insieme agli Ordini degli Ingegneri di Catania e Siracusa, hanno offerto contributi interdisciplinari «necessari alla definizione di una gestione integrata della fascia costiera, capace di far dialogare economie, esigenze sociali e politiche di tutela – sottolinea il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, Mauro Scaccianoce – cercando di coordinare il processo di sviluppo in maniera più efficiente ed efficace verso obiettivi di sostenibilità ambientale».
«Per anni abbiamo pensato il Mediterraneo come uno spazio stabile, quasi un lago – osserva il presidente del CeNSU Paolo La Greca – oggi sappiamo che non è più così. È un mare complesso, imprevedibile, come dimostrano i recenti eventi climatici. Questa nuova consapevolezza cambia tutto. Non possiamo più permetterci di intervenire dopo: dobbiamo imparare a prevenire. Ed è qui che entra in gioco la pianificazione, non solo come disegno del territorio, ma come strumento di responsabilità».
«Questo convegno nasce proprio da qui – dice il direttore dell’AMP Plemmirio Salvatore Cartarrasa – mettere insieme istituzioni, enti, territori e professionisti per costruire una visione comune e cambiare passo rispetto al passato».
Perché serve una regia unica, una direzione condivisa. Secondo i dati Eurostat 2019, la metà della popolazione europea vive entro un raggio di 50 km dalla costa, mentre in Italia i comuni litoranei – ovvero quelli che hanno almeno un tratto del proprio confine bagnato dal mare – rappresentano il 14% del territorio nazionale e ospitano il 28,4% della popolazione.
Il punto di partenza del dibattito è stato rappresentato dai più recenti strumenti di programmazione volti a coordinare e armonizzare le strategie per gli ambienti costieri. Il 2 gennaio 2026 l’Italia ha depositato il proprio strumento di ratifica del Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere (ICZM) nel Mediterraneo. Il Protocollo è entrato in vigore per l’Italia il 1° febbraio 2026, rendendo il Paese la 13ª Parte contraente della Convenzione di Barcellona (su 17 firmatari) e fornendo un quadro comune per la governance costiera e la cooperazione nel Mediterraneo.
Il Piano del Mare 2023-2025, approvato nel 2023, mira a coordinare, attraverso una cabina di regia unica e in armonia con le politiche europee, un insieme di indirizzi strategici destinati a costituire macro-obiettivi politici. Il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci, ha affidato a un videomessaggio il proprio intervento, sottolineando l’attenzione dell’esecutivo al rapporto tra terra e mare, al centro della giornata di studi.
«Un equilibrio sempre più fragile, aggravato dagli effetti del cambiamento climatico – sottolinea – che mette a rischio coste, sistemi portuali, insediamenti urbani e produttivi. Secondo la comunità scientifica, nei prossimi 70-80 anni una parte della fascia costiera potrebbe essere sommersa, rendendo necessario un nuovo approccio alla pianificazione, capace di integrare anche le dinamiche dell’entroterra». Tra le priorità indicate: il rafforzamento delle banche dati, il monitoraggio costante delle coste, la tutela delle aree marine e politiche di adattamento infrastrutturale, da sviluppare con una visione di lungo periodo.
Accanto agli interventi tecnici emerge però un nodo decisivo: il coinvolgimento delle comunità. «Il principale ostacolo è la diffidenza», ha concluso il ministro, ha concluso il ministro, sottolineando come nessuna misura possa essere efficace senza la partecipazione consapevole dei territori. Da qui l’invito a rafforzare la cooperazione tra istituzioni, mondo scientifico e attori locali, trasformando il confronto in azioni concrete. E, infine, la richiesta di ricevere eventuali documenti conclusivi dei lavori: «Per chi fa politica, saper ascoltare è una virtù, oltre che un dovere».



