(AGENPARL) - Roma, 24 Aprile 2026 - Gli Stati Uniti non considerano l’Europa un attore centrale nei negoziati per la gestione del conflitto con l’Iran. È quanto ha dichiarato il presidente finlandese Alexander Stubb, sottolineando come Washington privilegi piuttosto una mediazione affidata a Paesi della regione.
In un’intervista rilasciata all’emittente Al Arabiya, Stubb ha affermato che “non credo che gli americani vogliano gli europei come mediatori”, evidenziando come gli Stati Uniti si siano già rivolti a interlocutori quali Pakistan, Oman ed Egitto per facilitare il dialogo con Teheran.
Secondo il presidente finlandese, il formato dei negoziati riflette una scelta strategica precisa: affidare il ruolo di mediazione a Paesi geograficamente e politicamente più vicini al teatro della crisi. “Si tratta più di una mediazione regionale”, ha ribadito Stubb, ridimensionando il possibile contributo diretto dell’Europa.
Negli ultimi mesi, diversi round di colloqui tra Stati Uniti e Iran si sono svolti nella capitale pakistana Islamabad, senza però portare a un accordo duraturo, a causa di profonde divergenze tra le parti.
Parallelamente al dossier diplomatico, resta aperta la questione della sicurezza nello Stretto di Hormuz, cruciale per il traffico energetico globale. Stubb ha confermato che la Finlandia non ha ancora deciso se partecipare a una possibile missione internazionale per garantire la riapertura e la sicurezza della rotta marittima.
Helsinki, ha spiegato, non dispone attualmente di unità navali da inviare nella regione, ma potrebbe comunque contribuire “in un modo o nell’altro” a una futura operazione.
Le dichiarazioni del presidente finlandese arrivano in un momento di forte instabilità in Medio Oriente, dopo l’operazione militare lanciata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e il successivo tentativo di stabilire un cessate il fuoco temporaneo.
Il 7 aprile, Washington aveva annunciato una tregua di due settimane, successivamente proposta per un’estensione. Tuttavia, Teheran ha respinto l’ipotesi di un prolungamento unilaterale, ribadendo di voler agire esclusivamente in base ai propri interessi nazionali.
Le parole di Stubb mettono in luce il ruolo marginale che, almeno in questa fase, l’Europa sembra ricoprire nel processo negoziale. Nonostante il peso diplomatico dell’Unione Europea, la gestione del conflitto appare sempre più orientata verso dinamiche regionali e bilaterali.
Resta da capire se, con l’evolversi della situazione, Bruxelles riuscirà a ritagliarsi uno spazio più incisivo nei futuri tentativi di mediazione o se il baricentro diplomatico resterà saldamente nelle mani degli attori regionali.
