(AGENPARL) - Roma, 24 Aprile 2026 - “A Foggia un’altra donna è stata uccisa dal marito, secondo quanto riportato, con un’arma da fuoco legalmente detenuta. Un fatto che non può essere archiviato come un tragico episodio isolato, ma che riporta al centro una domanda precisa: come è possibile che strumenti già sottoposti ad autorizzazione e controlli statali vengano comunque utilizzati in contesti di violenza domestica così estrema? Per questo con il coordinatore regionale M5S della Puglia Leonardo Donno abbiamo presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Interno e della Giustizia. Il punto non è solo ricostruire cosa sia accaduto in questo caso specifico, ma capire se il sistema di prevenzione abbia davvero funzionato. Si chiede innanzitutto se l’autore del delitto fosse in possesso di regolare autorizzazione all’arma e quali verifiche siano state effettuate nel tempo per accertare il mantenimento dei requisiti necessari. E ancora: esistevano segnalazioni pregresse, denunce o interventi delle forze dell’ordine legati al contesto familiare? Se sì, perché non si è arrivati a misure di prevenzione efficaci? L’interrogazione punta anche su un nodo più ampio: quanti femminicidi avvengono oggi con armi legalmente detenute e se questi dati non indichino una criticità strutturale del sistema di controllo. I meccanismi attuali sono davvero sufficienti a intercettare situazioni di rischio, soprattutto dentro le mura domestiche? Infine, si chiede al Governo se non sia necessario un rafforzamento immediato dei controlli, anche sotto il profilo psicologico e comportamentale, e se non sia urgente intervenire con misure concrete per evitare che la prevenzione arrivi sempre troppo tardi, quando il fatto è ormai compiuto. Domande che non riguardano solo un caso, ma l’efficacia complessiva di un sistema chiamato a prevenire, prima ancora che a rispondere”.
Così il deputato M5S Alfonso Colucci.