(AGENPARL) - Roma, 23 Aprile 2026 - “Sulla base delle nuove stime del Pil dei prossimi anni contenute nel Dfp approvato ieri, il percorso di aumento delle spese in difesa previsto lo scorso ottobre dal governo Meloni, come primo passo verso il raggiungimento del folle target Nato del 5 percento nel 2035, prevede di portare a quasi 50 miliardi la spesa in difesa quest’anno, quasi 55 il prossimo e quasi 61 nel 2028, quindi 165 miliardi nel triennio. Giorgetti, alla luce della mancata uscita dalla procedura di infrazione, ora dice che sarà necessario riprogrammare gli aumenti previsti: non è difficile immaginare che, in assenza di improbabili flessibilità concesse da Bruxelles, il governo sceglierà di rinviare questi aumenti di un anno, partendo dal 2027 – anche perché la prima tranche del prestito Safe non arriverà prima di fine anno come sta scritto nel Dfp. Un rinvio che non cambia nulla: avremmo 51 miliardi di spese difesa il prossimo anno, 56 nel 2028 e 62 nel 2029, quindi 169 miliardi in tutto. Sempre e comunque 23 miliardi di euro in più rispetto ad uno scenario senza aumenti, restando al 2 percento attuale: in tal caso la spesa seguirebbe solo l’incremento del Pil nominale: circa 47 miliardi e mezzo il prossimo anno, circa 48 e mezzo nel 2028 e 50 miliardi nel 2029, quindi 146 miliardi nel triennio, 23 in meno per l’appunto. Ventitré miliardi – pari all’ultima manovra del governo – buttati in armi invece di essere investiti in misure urgenti per il Paese. In questa situazione di ristrettezza finanziaria – che è colpa è dell’austerità di Meloni che ha impedito la crescita, non della guerra, del superbonus o dell’allineamento dei pianeti – i previsti aumenti delle spese in difesa non vanno rimandati: vanno semplicemente cancellati, mantenendo il già altissimo livello attuale del 2 percento del Pil”.
Lo dichiarano i parlamentari M5S delle Commissioni Difesa di Camera e Senato.