(AGENPARL) - Roma, 22 Aprile 2026 - Il 2025 si conferma un anno drammatico per i flussi migratori globali. Secondo un rapporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), quasi 7.900 persone sono morte o risultano disperse lungo le rotte migratorie illegali nel mondo, un dato leggermente inferiore al record del 2024 ma che evidenzia una crisi umanitaria ancora senza soluzione.
Dal 2014 a oggi, sottolinea l’organizzazione, oltre 80.000 migranti hanno perso la vita durante i loro viaggi, spesso intrapresi in condizioni estreme e senza alcuna garanzia di sicurezza. La maggior parte dei decessi avviene in mare, confermando la pericolosità delle traversate via acqua.
La rotta più letale continua a essere quella che collega la Libia e la Tunisia all’Italia attraverso il Mar Mediterraneo. Solo nell’ultimo anno, circa 2.100 migranti hanno perso la vita tentando questa traversata, spesso a bordo di imbarcazioni precarie e sovraffollate.
Il Mediterraneo centrale si conferma così uno dei punti più critici al mondo, simbolo di una crisi migratoria che coinvolge direttamente Europa e Africa.
Dopo il Mediterraneo, la seconda rotta più pericolosa è quella atlantica che parte dall’Africa occidentale e raggiunge le Isole Canarie, territorio della Spagna. Nel 2025, circa 1.000 persone sono morte o risultano disperse lungo questo tragitto, spesso caratterizzato da lunghissime traversate oceaniche.
Un’altra rotta ad alto rischio è quella che dal Corno d’Africa attraversa lo Stretto di Bab el-Mandeb verso lo Yemen e l’Arabia Saudita, dove si registrano quasi 1.000 vittime tra morti e dispersi.
Complessivamente, quasi 4.800 migranti sono morti o scomparsi mentre cercavano di lasciare il continente africano, confermando la centralità dell’Africa nelle dinamiche migratorie globali.
Nonostante il lieve calo rispetto al 2024, i numeri restano estremamente elevati e indicano una crisi strutturale. Le cause sono molteplici: conflitti, instabilità politica, povertà, cambiamenti climatici e mancanza di vie legali e sicure per la migrazione.
L’OIM sottolinea che i dati reali potrebbero essere ancora più alti, poiché molte morti non vengono registrate, soprattutto nelle aree più remote o lungo rotte meno monitorate.
Il rapporto evidenzia l’urgenza di un intervento coordinato a livello globale per affrontare le cause profonde della migrazione e migliorare la sicurezza delle rotte. Senza un’azione concreta, il numero di vittime rischia di rimanere elevato anche nei prossimi anni.
Il Mediterraneo, in particolare, continua a rappresentare non solo una frontiera geografica, ma anche una linea di demarcazione tra sicurezza e disperazione, dove ogni anno migliaia di persone rischiano la vita nella speranza di un futuro migliore.