(AGENPARL) - Roma, 21 Aprile 2026 - “Se ti dicessero che non puoi correre in un parco o fare sport all’aria aperta perché la legge non ti riconosce, cosa penseresti?
Eppure oggi, per molti sport acquatici, è esattamente così.
Surf, SUP, canoa: discipline olimpiche che non possono essere praticate liberamente proprio negli spazi più adatti, il mare e la costa.
Ma non solo. Le associazioni sportive che operano sull’acqua non hanno ad oggi accesso reale agli spazi: o diventano imprese balneari, oppure devono chiedere ‘ospitalità’ e pagare altri concessionari.
Questo significa una sola cosa: meno opportunità per i giovani, meno accesso allo sport, meno crescita.
Come può una ASD o una start-up sportiva programmare il futuro senza certezze, senza spazi e senza regole eque?
Qui non è solo una questione di sport. È una questione di diritti.
Lo riconosce la nostra Carta costituzionale all’articolo 33, che sancisce il valore dello sport; all’articolo 3, che impone di rimuovere gli ostacoli; e infine all’articolo 2, che tutela le associazioni e la loro funzione sociale.
Noi stiamo lavorando per cambiare questo sistema: nel Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA) chiediamo quei miglioramenti che già avevamo previsto e norme chiare e giuste al Governo, affinché smettano di esistere sport di serie A e sport di serie B.
Il PUA fra l’altro sta per arrivare in Aula Giulio Cesare per la discussione e l’approvazione: ci auguriamo che un’ampia convergenza politica si realizzi proprio su questa tematica progressista, essenziale per la cittadinanza capitolina, al fine di dare la possibilità ai giovani e alle piccole associazioni poco ascoltate e con pochi mezzi attualmente a disposizione di contare davvero.
Insomma, i diritti non si mettono a bando e noi ci batteremo fino in fondo perché ciò non accada mai”.
Così in una nota il vicepresidente dell’Assemblea capitolina Paolo Ferrara (M5S).