(AGENPARL) - Roma, 21 Aprile 2026 - “Da una parte il governo Meloni dice di voler difendere il made in Italy, dall’altra mette in campo provvedimenti che rischiano di ostacolarlo. È quanto sta accadendo con una norma della legge sulle PMI per contrastare le pratiche commerciali ingannevoli poste in essere da operatori economici che si qualificano impropriamente come artigiani. Un provvedimento su cui ho presentato un’interrogazione perché per quanto condivisibile l’obiettivo, si tratta di una misura con diverse criticità nella sua applicazione, come l’equiparazione tra chi utilizza impropriamente la qualifica di artigiano con chi, pur lavorando realmente in modo artigianale, non è formalmente iscritto all’albo. Tra l’altro sono previste sanzioni pari all’uno per cento del fatturato complessivo e una soglia minima di venticinquemila euro per singola violazione. A essere sotto scacco, a causa dell’assenza di un periodo transitorio e dell’assenza di chiarezza, sono tutte quelle botteghe e artigiani che nel nostro Paese rappresentano il made in Italy ma non sono iscritti nelle categorie previste. Oggi in commissione Attività produttive alla Camera il viceministro ci ha risposto dicendo che sono in corso riunioni per fronteggiare questa situazione. Ma è una risposta che chiaramente non può soddisfare perché di fronte a un problema come questo il ministero si muove dopo avere emanato la norma e non prima per evitare potenziali criticità e rischi. Come al solito la maggioranza ha dimostrato di non essere in grado di prevenire, e di conoscere le reali esigenze dei destinatari di provvedimenti fondamentali per tutelare il made in Italy, le imprese, e i nostri territori”. Così in una nota la deputata M5S Emma Pavanelli, capogruppo in commissione Attività produttive.
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